Diocesi: mons. Tessarollo (Chioggia), 20 domande ai giovani per creare “un’opportunità di dialogo fruttuoso, confronto o anche scontro costruttivo”

“Mi piacerebbe, e troverei molto utile, ricevere tante vostre risposte oppure anche tante altre vostre domande a proposito della nostra Chiesa diocesana di Chioggia”. Parte da qui mons. Adriano Tessarollo, vescovo di Chioggia, per porre ai giovani della diocesi venti domande. La lettera aperta alle giovani generazioni, pubblicata dal settimanale diocesano “La Scintilla”, vuole essere – spiega Tessarollo – “una opportunità di dialogo fruttuoso”. “In tempo di ‘Visita pastorale’ – aggiunge – potrebbe essere anche questa un’opportunità di incontro, di confronto o anche di scontro costruttivo”. A partire dalle venti domande che incominciano invitando a riflettere sull’esperienza vissuta al catechismo. “Cosa vi rimane di quegli anni in cui avete frequentato il catechismo? Prevale di quegli anni il senso di nostalgia o il senso di inutilità se non di rifiuto? E cosa mi dite dell’esperienza della Prima Comunione e della Cresima?”. Il vescovo ha poi “il coraggio di chiedervi: perché dopo qualche tempo da quelle esperienze, vissute magari con trepidazione, vi siete allontanati dalla vita della comunità parrocchiale e dalla frequenza domenicale alla messa?”. E “chi è rimasto, perché lo ha fatto? Vi sareste aspettati qualcos’altro dalle vostre comunità parrocchiali? Avete trovato persone per voi significative nelle vostre parrocchie?”. Mons. Tessarollo chiede anche ai giovani se “vi sentite interessati ad una ricerca che invece non trova attenzione? Vi sentite estranei al linguaggio usato nelle chiese o dai preti?”. E, ancora: “Ritenete che nella vostre comunità parrocchiali vi sia qualcuno che capisce il desiderio profondo che abita i vostri pensieri e i vostri interessi? C’è sete o desiderio di qualcosa di più grande e significativo che non trova risposta?”. Le ultime due domande riguardano il coinvolgimento dei giovani: “Vi sentite compresi o giudicati nelle vostre comunità parrocchiali? Vi sentite valorizzati o trascurati in ciò che di buono, o di nuovo, o di diverso, potreste portare?”.

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