Messa crismale: mons. Caiazzo (Matera-Irsina) ai sacerdoti, “oggi la vostra testimonianza diventa preziosa e indispensabile”

“In Cristo siamo stati investiti come mediatori tra Dio e gli uomini, con un compito ben preciso: stare in mezzo agli uomini come il pastore in mezzo al gregge. Siamo ministri della Parola, voce di Dio, suoi collaboratori; padri misericordiosi e non giudici dei fratelli a noi affidati, sacerdoti che benedicono con le mani consacrate, curando le ferite dell’anima e provvedendo alle esigenze del corpo”. Lo ha ricordato l’arcivescovo di Matera-Irsina, mons. Giuseppe Antonio Caiazzo, rivolgendosi ai sacerdoti presenti alla messa crismale che ha presieduto ieri sera in cattedrale. “Sento di esprimere a voi confratelli nel sacerdozio, l’apprezzamento per il vostro servizio in questa porzione di Chiesa di Matera-Irsina”, ha osservato l’arcivescovo, ringraziando i sacerdoti “per la vostra testimonianza, spesso faticosa, tra tanti problemi e incomprensioni”. “Vi ringrazio perché, nel silenzio, esprimete in tanti modi la fedeltà alla vostra missione, annunciando il Vangelo e servendo la Chiesa”. “Oggi, più di ieri, la vostra testimonianza diventa preziosa e indispensabile”, ha sottolineato mons. Caiazzo richiamando quello che è “un dono e un mistero insiti nella scelta dell’essere liberi dalle cose, dai beni materiali per non correre il rischio di diventare schiavi del denaro e dell’avarizia”. “Liberi – ha ammonito – per servire a tempo pieno gli altri ed essere disponibili ad accogliere, ascoltare, accompagnare, donando volentieri il proprio tempo. Liberi di obbedire a Dio e alla Chiesa perché quanto ci è stato donato”. L’arcivescovo ha anche esortato: “Cerchiamoci e stimiamoci di più. Evitiamo di farci del male, screditandoci gli uni gli altri. Non isoliamoci nelle nostre certezze”, “non chiudiamoci nelle nostre sofferenze e incomprensioni”. “Viviamo con gioia e non per costrizione la libertà di essere poveri, casti e obbedienti”, l’esortazione. “Liberi, legati a nessuno ma disponibili per tutti. Questo senso di libertà ci farà sentire più uniti a Cristo: è Lui il nostro modello, colui che ascoltiamo e imitiamo”.

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