Pasqua: mons. Lagnese (Ischia), “il Signore ci renda Chiesa giovane, libera, capace di correre”

“Videro un giovane, seduto sulla destra”. Parte da questo particolare del racconto della resurrezione di Gesù nel Vangelo secondo Marco,  mons.Pietro Lagnese, vescovo di Ischia, nel suo messaggio per la Pasqua. Quel giovane, si chiede, “chi è?”, e riconosce di essere colpito dal fatto che sia “giovane”. Forse, riflette il presule, per annunciare il Vangelo “occorre la purezza dei giovani, la loro semplicità, forse anche la loro incoscienza, la capacità di credere e di lottare per un ideale, la voglia di spendersi per qualcosa che vale”. Di qui il pensiero va alla Chiesa, a Papa Francesco e al prossimo Sinodo, e sorge un interrogativo: “Riusciremo ad annunciare il Vangelo a questo mondo? Riusciremo a portarlo in particolare ai nostri giovani e a tanti di loro che, anche tra noi, già sono vecchi dentro? Riusciremo a farli ritornare giovani?”. Giovane, fa notare, “fa pensare anche a tutto ciò che è debole e fragile” e i giovani sono “coraggiosi e pieni di paure, forti ma pure tanto deboli”. Eppure, osserva, “il Signore il Vangelo lo ha affidato a uomini e donne fragili, deboli, incostanti, incoerenti… peccatori: come i discepoli increduli o le donne che fuggono dal sepolcro. Proprio come me e come te. E mi viene alla mente la parola di Paolo: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono’.  (1 Cor 1, 27). Sì, più mi riconoscerò debole, più Dio manifesterà in me la potenza delle Sua risurrezione (cf. 2 Cor 12, 9)”. Di qui l’auspicio conclusivo: “Il Signore metta anche in noi il fuoco della missione e, benché deboli, ci renda, come Maria, Chiesa giovane, libera, capace di correre, Chiesa in cammino, mossa dall’Amore”.

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