Pasqua: mons. Perego (Ferrara-Comacchio), “non avere a paura” perché “il bene vince sul male”

Un invito alla speranza e a non avere paura perché “il bene vince sul male”.  A rivolgerlo è mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, nel suo primo messaggio di Pasqua alla diocesi. “Pasqua rinnova la vita – esordisce il presule -. I quadri e i toni, le parole e le offese alla vita che la Via Crucis ci ha drammaticamente ricordato, il Venerdì santo non riescono a spegnere la vita, anche se ci hanno ricordato passaggi che si ripetono nella vita. Ne abbiamo avuto consapevolezza in questi giorni: con la morte di donne e bambini in Paesi in guerra, con un marito che uccide la moglie, un fidanzato una fidanzata, con chi entra in un supermercato o in una scuola e in una chiesa e uccide”. “Con un assurdo e un’ingenuità che si ripetono – chiosa Perego -: anziché invitare a rimettere la spada nel fodero, continua la corsa agli armamenti”. A Pasqua “le contraddizioni della nostra storia vengono vinte: ‘non abbiate paura!’, annuncia l’angelo alle donne giunte al sepolcro” e Papa Francesco lo ripete nell’esortazione Evangelii Gaudium. La Pasqua, assicura Perego, “vince la paura: perché Dio è tra noi”, perché “è Lui che guida la storia, perché il bene vince sul male, perché la disperazione è vinta dalla speranza”. Il presule cita due segni al riguardo: la migrante nigeriana al confine tra Francia e Italia che ha perso la vita dando alla luce un bambino, Israel, e il poliziotto francese che si è offerto di prendere il posto di una delle donne sequestrate nell’attacco terroristico e viene ucciso. “Due dei tanti segni di vita, di amore che ogni giorno regala ai nostri occhi il Signore: per non avere paura”. Mons. Perego cita i “segni pasquali” incontrati in diocesi visitando 112 delle 169 parrocchie e 118 dei 160 presbiteri e consacrati e afferma di avere incontrato anche in comunità sempre più segnate da mancanza di lavoro, denatalità, anziani soli, esercizi commerciali chiusi, aziende e abitazioni abbandonate, chiese ancora inagibili per il terremoto “persone e luoghi di vita, di prossimità, di cura, di fede e di speranza”.

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