Yemen: Ceccaroni (Save the children), “scene strazianti, difficile portare aiuti”

Credits: Mohammed Awadh per Save the Children

“Le scene più strazianti che ho visto sono i bambini denutriti devastati dal colera”. Maria Rita Ceccaroni, operatrice umanitaria di Save the children, ha ancora negli occhi e nel cuore immagini terribili. Ha trascorso sei mesi nello Yemen ed è tornata da poco. “Per salvarli basterebbero sali minerali idratanti e cibo altamente proteico – racconta al Sir  – ma in questa guerra così disastrosa è difficilissimo portare aiuti umanitari, soprattutto nelle zone più remote”. A tre anni dall’inizio del conflitto tra le truppe governative appoggiate dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e i ribelli sciiti della tribù houthi, Ceccaroni descrive una situazione “apocalittica”, “a volte infernale”, completamente creata dall’azione umana e resa ancora più drammatica dalla totale dimenticanza da parte dei media mainstream e dell’opinione pubblica internazionale. Inoltre c’è una grossa parte di responsabilità di alcuni Paesi occidentali, Italia compresa, nella vendita di armi. I dati forniti nel febbraio 2018 dall’Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite indicano almeno 5.974 civili uccisi (tra cui migliaia di bambini) e altri 9.493 feriti. Secondo Save the children 5 bambini al giorno vengono feriti o uccisi. Oltre 22 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria. Un milione di persone hanno contratto il colera e di recente si è diffusa anche la difterite. Due milioni sono gli sfollati interni, 1,9 milioni di bambini non possono andare più a scuola perché gli edifici scolastici sono stati distrutti. Oltre 15.000 gli attacchi aerei registrati dall’avvio delle ostilità. Anche gli ospedali vengono bombardati. “E’ una guerra civile con dinamiche simili a quella della Siria: le potenze internazionali combattono per il controllo del territorio – spiega Ceccaroni – . Gli interessi geopolitici ed economici in ballo sono molto grandi ma le conseguenze sul campo sono disastrose”. “Al nord il conflitto è più atroce perché gli aiuti non riescono ad arrivare – dice Ceccaroni -. Anche a noi è stato negato l’accesso umanitario. Questo significa condannare a morte una intera popolazione”. “Finché non ci sarà la volontà politica di far entrare aiuti umanitari senza restrizioni e porre fine alle ostilità la gente continuerà a morire di fame, di colera e altre malattie”, conclude.

 

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