Pasqua: mons. Petrocchi (L’Aquila), “Cristo ci ha reso uomini liberi”

Giuseppe Petrocchi

“L’abilità specifica del cristiano sta nel non lasciarsi sommergere dalle acque ostili della vita ma, con l’aiuto della grazia, nel riuscire a ‘camminarvi sopra’, trasformandole in superficie solida, su cui avanzare ‘verso’ una comunione più piena: con Gesù, con se stessi e gli altri. Ecco il miracolo della Pasqua!”. Lo scrive, nel suo messaggio di auguri, mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo di L’Aquila. “L’impresa, per essere completamente attuata, richiede di rimanere saldi nella fede, altrimenti dal ‘piano evangelico’ si scivola sul livello solo umano, e si sprofonda nei problemi di prima”. Il presule chiarisce: “Quando, a causa delle nostre fragilità, ricadiamo negli errori da cui ci pareva di esserci affrancati, Gesù ci tende la mano e ci ‘afferra’, consentendoci – se lo vogliamo – di ‘essere tirati fuori’ dal vortice mortale della tempesta. L’aiuto che Gesù ci offre, attraverso la Chiesa, è la ‘mano’ potente della Parola, della grazia e della comunione fraterna”.
Dunque, “bisogna lasciarsi ‘afferrare’ da Lui, se non vogliamo sprofondare nelle sabbie mobili che ci portiamo dentro, o essere sommersi dalle ‘crisi’ esistenziali che ci sfidano fuori. Questo ‘metodo evangelico’ funziona sempre, anche nelle peggiori situazioni. Non si risorge dai naufragi della propria storia se non si accetta, serenamente, che da soli non ci salviamo, ma restiamo intrappolati nelle nostre debolezze”.
Per l’arcivescovo, “se rimaniamo perseveranti nell’ascolto della Parola, nella celebrazione eucaristica, nella preghiera e nell’unità fraterna, vedremo, con gioia, che tutto passa (anche i venti più minacciosi si placano), ma Dio resta e scopriremo, con una verità più intensa, che solo in Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, ci è data la salvezza, spirituale e umana, di cui abbiamo bisogno”.
Poi un invito: “Prima di chiedere di essere liberati ‘dalle’ difficoltà, è importante domandare, con costanza, la grazia di essere liberi ‘nelle’ difficoltà”. Ciò, sostiene mons. Petrocchi, “è possibile perché, nella Sua Pasqua, ‘Cristo ci ha liberati, perché restassimo liberi’: perciò, con l’aiuto dello Spirito, siamo chiamati a comportarci come ‘uomini liberi’ e ‘cittadini degni del Vangelo'”.

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