Passione del Signore: mons. Zuppi (Bologna), “sotto la croce sentiamo quanto sono inaccettabili violenza e discriminazione che umiliano l’uomo”

“Sotto la croce sentiamo quanto è inaccettabile la violenza che ancora oggi costruisce tante croci”, nascosta “nelle mani e nelle parole, nell’aggressività virtuale e reale”, insieme alla discriminazione e ai “vecchi e nuovi razzismi che umiliano l’uomo”. Così mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, questa sera nell’omelia della celebrazione della Passione del Signore nella cattedrale di S. Pietro. “Papa Francesco – dice – parla di una terza guerra mondiale a pezzi”. E sono tante le “croci alzate oggi dalle guerre”. “Rischiamo di abituarci, di passarci davanti alla croce senza provare compassione, senza nemmeno guardare, proprio come la folla di Gerusalemme. Sembra che si debba riempire gli arsenali, non di svuotarli!”, il monito del presule. Ecco perché, spiega, “vogliamo restare come Maria e Giovanni sotto la croce”. “Vedere l’amore appeso sulla croce – prosegue – ci aiuta a piangere. E’ il primo modo per non dire ‘salva te stesso’, grido che si ritorce contro di noi perché tutti abbiamo in realtà bisogno di essere salvati e quando lasciamo soli invece di aiutare condanniamo loro e noi alla fine”. La croce “ci svela l’inganno delle felicità senza sacrificio, di un benessere inesistente, di Prometeo che crede essere più forte del male. Dio con il suo amore fino alla fine ci fa diventare uomini”. “Non sfuggiamo il giudizio della croce – conclude Zuppi -, perché ci aiuta a capire noi stessi, le conseguenze delle nostre scelte, delle omissioni, dei tradimenti, dell’ira, delle complicità, delle corruzioni per un po’ di benessere”.

 

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