Don Tonino Bello: mons. Semeraro (Albano), “la sua paternità cresciuta durante gli anni dell’episcopato”

“Ricordo che era un sacerdote giovane innamorato del suo sacerdozio. La sua paternità pastorale è cresciuta durante gli anni dell’episcopato. La grazia del sacramento dell’episcopato ha fecondato la sua vita spirituale e noi col passare degli anni e dei giorni ci rendevamo conto della figura di un autentico testimone del Signore”. Così mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del C9, ricorda don Tonino Bello in un’intervista rilasciata, all’indomani della visita del Papa, al “Nuovo Quotidiano di Puglia” (Lecce), in cui racconta il proprio rapporto personale con lui. “L’ho conosciuto nel 1971 quando egli era ancora vice rettore del seminario di Ugento, mentre io ero vice rettore del seminario di Lecce che ospitava gli studenti ugentini del ginnasio. Poi andai a Molfetta e anch’egli poi vi giunse come vescovo – racconta -. Il vescovo di Molfetta era anche incaricato per il seminario regionale a nome della Conferenza episcopale pugliese. Lì, dunque, ci incontravamo spesso”. Mons. Semeraro sottolinea anche come “per le scelte difficili che faceva non sempre era circondato di apprezzamento; spesso anzi da critiche, ma anche in questi casi appariva il suo carattere, la sua volontà di mettere in pratica il Vangelo, la parola di Gesù di cui era innamorato”. Nelle parole del vescovo di Albano, il ricordo del loro ultimo incontro. “L’ho visto vivo per l’ultima volta ad Alessano durante le vacanze di Pasqua, quando ormai era molto malato. Consapevole di essere ormai alla fine mi disse: ‘Tornerò a Molfetta perché un vescovo deve morire nella sua diocesi’. Questo per me è stato un gesto di grande edificazione. La nostra amicizia si è trasformata da parte mia in grande ammirazione per un uomo che era una continua scoperta, anche in punto di morte”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori