Vocazioni: don Gianola (Cei), “annunciare ai giovani la bellezza di una vita da spendere al servizio di qualcuno”

“Il dato della flessione del numero dei seminaristi non ci deve preoccupare, preoccuparsi non è un modo evangelico di affrontare la vita. Semmai può essere ancora una volta lo stimolo perché ci occupiamo di coltivare il grano buono che cresce, la fecondità della vita e delle scelte”. Lo dice don Michele Gianola, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale delle vocazioni, in un’intervista rilasciata al Sir, in occasione della 55ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che ricorre domani, domenica 22 aprile. “Possiamo guardare ai giovani non in generale o come un problema, ma imparare ad annunciare loro la bellezza della vita come vocazione, della scelta della sequela di Gesù, della decisione per una vita da spendere a servizio di qualcuno, nella propria missione per la vita del mondo”. Commentando lo slogan “Dammi un cuore che ascolta”, il direttore dell’Ufficio Cei sostiene che “la scelta di vita si realizza nell’ascolto del proprio cuore, alla ricerca dei desideri più veri e profondi che il Padre stesso vi ha nascosto, perché la sua volontà sia anche la nostra”. Una preghiera che “può abitare anche la voce di chi accompagna ogni discernimento vocazionale”. “Un cuore che ascolta il racconto di un giovane o una giovane alla ricerca dell’orientamento da dare alla propria libertà per tutta la vita è come un orecchio teso a riconoscere tutte le sfumature dell’azione dello Spirito che plasma pensieri, sentimenti e azioni nel progressivo compimento dell’opera più importante della vita, la costruzione della vita stessa perché sia ‘sprecata’ assieme al Figlio per la vita del mondo”.

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