Avvenire: la prima pagina di domani 24 aprile. La vicenda di Alfie Evans, nuovo incarico esplorativo per il governo, il Papa e i poveri per l’onomastico

“Avvenire” dedica la sua apertura alla drammatica vicenda di Alfie Evans, il bambino di Liverpool cui l’Italia ha concesso la cittadinanza al fine di evitare il distacco delle apparecchiature che contribuiscono a tenerlo in vita. Il commento è affidato all’ex giudice e scritttore Giuseppe Anzani: “Il suo papà l’aveva detto, ‘Alfie appartiene all’Italia’. Aveva detto così dopo la corsa dell’ultima speranza nel nostro Paese, e il contatto con l’Ospedale Bambino Gesù e il colloquio con il papa Francesco. Adesso è vero, Alfie appartiene all’Italia, il nostro governo gli ha concesso la cittadinanza, Alfie è italiano. E qualcosa dovrebbe pur cambiare, sul piano diplomatico, sul piano delle relazioni fra governi, circa la possibilità di movimento di un cittadino italiano, a cui medici italiani offrono di prestare le cure ancora possibili, secondo la volontà del padre e della madre. Che i medici inglesi dicano che non ci sia più nulla da fare se non staccare il respiratore e farlo/lasciarlo morire non è che il loro pensiero, la loro spugna gettata; ma se nel mondo altri medici, altri ospedali d’eccellenza offrono un altro modo di trattare il malato, di scrutare la diagnosi oscura, di proporre in ogni caso un accompagnamento di totale soccorso al bimbo e ai suoi genitori, impedirne il trasferimento è contrario all’etica medica. Quel bimbo non appartiene all’ospedale, non è prigioniero di quel letto”. Al taglio, un ampio titolo per la politica, con il nuovo incarico esplorativo dato dal capo dello Stato al presidente della Camera, Roberto Fico. La fotocronaca è per le vicende di bullismo a scuola: “Avvenire” si concentra sui casi positivi di alleanza educativa. Tra i temi di “Avvenire”, il gesto del Papa verso in poveri in occasione del suo onomastico. Scrive Mauro Leonardi nel suo commento: “Nella festa di san Giorgio, il Papa, per il suo onomastico, ha regalato tremila gelati ai poveri di Roma (e dintorni). Chi criticherà Francesco anche per questo piccolo gesto – pochi, ma certamente non mancheranno – dimentica che se non puoi fare le cose grandi devi fare quelle piccole. Se non hai strumenti per costruire “corridoi umanitari” (perché ti è dato solo di pregare, di far incontrare i potenti, di sostenere quanti hanno il coraggio di incominciarli), puoi però venire incontro alla domanda che tutti abbiamo pronunciato quando eravamo bambini: ‘Papà, me lo compri il gelato?’, con gli occhi che brillano davanti ai colori, ai gusti e alle mosse magiche del gelataio”.

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