Famiglia: card. Betori (Firenze), “non è un contratto per l’autorealizzazione, ma un cammino di felicità condiviso”

“L’illusione dell’autonomia aggredisce anche la famiglia e distrugge i legami su cui essa si fonda. Pensa la famiglia come un contratto in cui ciascuno deve potersi assicurare la propria realizzazione, non invece come un camminare insieme, in cui si ricerca un progetto comune di felicità”. Lo ha detto l’arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe Betori, ieri sera a Scandicci in occasione della Festa diocesana della famiglia. Il suo auspicio è di “ripensare la famiglia come un modo con cui ci si fa carico reciprocamente gli uni degli altri”, senza cercare “l’equilibrio degli interessi, ma vivendo nel completo disinteresse, da cui solo può nascere il dono di sé”. “Senza dono di sé – ha aggiunto – c’è spazio per ogni pretesa e ogni rivendicazione. È l’inferno di molte famiglie oggi, quello che si svela nelle dispute delle separazioni e dei divorzi”. L’atteggiamento da mantenere in famiglia è, dunque, quello di “viverla come luogo di libertà perché nell’amore nessuno può pensare di soggiogare l’altro”. “Occorre accogliere l’altro come persona e non come un oggetto, tanto meno un possesso – ha sottolineato il cardinale –. I figli per primi intuiscono presto quando l’amore dei genitori è un amore possessivo, asfissiante ed egoista, ovvero li si rispetta come persone. Lo stesso vale per il rapporto tra i coniugi, che solo nel rispetto dell’altro come persona sfugge alle derive della gelosia, del dominio, della prepotenza”. Infine, il card. Betori ha riflettuto sulla “giusta apertura delle famiglia”, che “non si attua nell’indebolire i legami, ma facendo di essi un ponte che ci permettere di raggiungere gli altri, perché in loro possa riflettersi la fecondità del nostro amore”. Quelle indicate sono, quindi, “famiglie aperte alle necessità dei poveri, al sostegno delle famiglie più fragili, alla partecipazione alla vita sociale”.

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