Giovani: mons. Galantino, “recuperare l’istanza evangelica di disponibilità all’ascolto”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Il Sinodo è il luogo nel quale la Chiesa, in maniera più convinta, vuole mettersi in ascolto dei giovani. Questo è possibile se la nostra società smette di agire all’interno di schemi dove ci sono educatori ed educandi, dove i primi non hanno nulla da imparare dagli altri”. Lo ha detto mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, in occasione della conferenza in preparazione al prossimo Sinodo dei vescovi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, organizzata a Roma nell’85° anniversario di fondazione della Rivista Lasalliana. Dopo aver sottolineato che “Papa Francesco sta continuamente ricordando che non è un Sinodo sui giovani ma con i giovani”, il presule ha indicato alcuni esempi di ciò, come il pre-Sinodo, che “ha visto i giovani protagonisti di un incontro che ha i loro sogni al centro dell’attenzione”. “Il Sinodo è dei vescovi ma deve essere al servizio dei giovani, credenti e non credenti – ha aggiunto -, un’opportunità per invitare la Chiesa a mettersi in loro ascolto”. Nelle parole di mons. Galantino ritornano alcuni passaggi del libro-intervista a Francesco “Dio è giovane”, in cui “il Papa mette in guardia da un modo patologico della Chiesa di ascoltare i giovani”. Il segretario generale della Cei ha poi ricordato la sua esperienza di docente: “Se non hai ricevuto niente dagli studenti, non hai stabilito nessuna relazione educativa e non hai concluso nulla”. A livello ecclesiale, “la sfida dell’incontro con la contemporaneità si è risolto con il tentativo di rinnovare le strutture ecclesiali e le prospettive pastorali. Ma mi è parso poco – ha affermato il presule -. Mi sembra che sia mancato un ascolto attento alle istanze dei giovani di oggi”. A suo avviso, “molte delle nostre attività e strategie pastorali incarnano il peggio di alcune strategie politico-amministrative”. La sua indicazione è di “non imprecare contro le logiche della globalizzazione, ma fare ciò che ci compete: credere a un Vangelo preoccupato di mettersi in ascolto delle istanze più profonde che gli uomini incarnano e recuperare l’istanza evangelica di disponibilità all’ascolto”. “I giovani – ha concluso – ci possono aiutare nel capire cosa c’è di affascinante nei percorsi di ricerca che intraprendono”. Secondo il presule, bisogna “imparare a saper ascoltare tutto questo”.

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