R.D.Congo: appello dei comboniani, “rompere il silenzio e inviare delegazione di vescovi”

(Foto: AFP/SIR)

La direzione generale dei missionari comboniani rivolge oggi un appello “ai giornalisti italiani perché rompano il silenzio sulla Repubblica democratica del Congo raccontando gli orrori che vi sono perpetrati, ma soprattutto spiegando la ragione di tale silenzio: gli enormi interessi internazionali in quel Paese”. Ai vescovi italiani ed europei chiedono di sostenere “i vescovi congolesi e le comunità cristiane con la preghiera, ma soprattutto con il sostegno concreto in questo loro impegno per la giustizia e i diritti umani”. “Perché non pensare a una delegazione di vescovi italiani ed europei che vada a visitare le comunità cristiane più provate?”, suggeriscono i missionari comboniani.  “La ragione di questo silenzio – spiegano – sta nel fatto che nella Repubblica democratica del Congo (Rd Congo) si concentrano troppi ed enormi interessi internazionali sia degli Stati Uniti come della Unione europea, della Russia come della Cina”. L’Rd Congo infatti è uno dei Paesi potenzialmente più ricchi d’Africa, soprattutto per i metalli utilizzati per le tecnologie più avanzate: coltan, tantalio, litio, cobalto. “La maledizione di questo Paese è proprio la sua immensa ricchezza. Per questo, oggi, il Congo è un paese destabilizzato in preda a massacri, uccisioni, violenze, soprusi, malnutrizione e fame”. La situazione è grave nel Nord Kivu, dove operano i “ribelli” delle Forze democratiche alleate (Adf) che hanno contatti con Boko Haram (Nigeria), al-Shabaab (Somalia) e al-Qaida. A farne le spese sono migliaia di congolesi innocenti, tra cui laici cristiani, sacerdoti e missionari. Don Étienne Sengiyuma, parroco di Kitchanga (diocesi di Goma), ucciso l’8 aprile scorso, è l’ultima vittima di una lunga serie. Grave è anche la situazione nel Sud Kivu dove gruppi armati controllano le miniere di coltan, sfruttando il lavoro di circa 40.000 bambini secondo l’Unicef. La situazione è al limite anche nell’estremo nord, nella zona Bunia-Ituri, con saccheggi e massacri, e in due regioni del Sud, nel Kasai, ricco di diamanti, e nel Katanga, ricco di cobalto, dove si parla di massacri con migliaia di morti. Secondo l’Alto commissariato per i rifugiati Onu questi conflitti hanno prodotto 4 milioni di rifugiati interni, 750mila bambini malnutriti, 400mila a rischio morte per fame. Il rifiuto del presidente Joseph Kabila di andare a nuove elezioni – nonostante il suo secondo mandato sia scaduto a fine 2016 – ha portato a gravi disordini anche nella capitale Kinshasa, con una repressione feroce: “134 chiese accerchiate dalle forze armate, chiese invase da poliziotti (compresa la cattedrale), parecchi preti arrestati e alcune decine persone uccise”.

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