Vocazioni: mons. Paolucci Bedini (Gubbio) ai giovani, “possiamo entrare nella vita solo se il nostro cuore è in grado di ascoltare”

“La vita ha bisogno anche di regole, di mappe, di tracce da seguire. E questo si impara quando si è ragazzi: nella vita non si entra da vecchi, ma da giovani, quando ancora nello zaino non c’è tutto quello che serve, ma c’è il grande desiderio di andare avanti, di correre”. Lo ha detto, sabato sera, mons. Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio, durante la catechesi che ha tenuto nella chiesa del Gesù, a Perugia, in occasione della 55ª Giornata per le vocazioni dal titolo “Dammi un cuore che ascolta”, celebrata ieri. Sottolineando l’importanza della virtù dell’umiltà, il presule ha invitato i ragazzi presenti a fare come Salomone, che mette “la sua vita nelle mani di Dio”, che “gli chiede l’unica cosa indispensabile, non la soluzione dei problemi attuali, ma un cuore capace di ascolto”. “La virtù dell’essenzialità, di chi sa riconoscere ciò che nella vita non può mancare: il cuore”, che è “l’interezza della persona: libertà, responsabilità, pensieri, intenzioni”. Il cuore nella Bibbia è tutto questo e noi possiamo entrare nella vita solo se il nostro cuore è in grado di ascoltare”. Infine, il vescovo di Gubbio ha esortato i giovani “ad ascoltare sempre i piccoli e i poveri”. “Siamo chiamati quotidianamente ad ascoltare chi ci vive accanto. Dio è contento perché Salomone chiede il discernimento. Nella vita abbiamo bisogno di guide, accompagnatori, madri e padri spirituali, guide che ci amano in nome di Dio, e nessuno di noi è in grado di camminare da solo”. Mons. Paolucci Bedini ha concluso con “una provocazione: ascoltare fa rima con obbedire”. “Perché se io ascolto me stesso davvero, se ascolto Dio davvero e se ascolto gli altri davvero, alla fine mi ritrovo davanti alla verità di me, di Dio e degli altri. L’ascolto vero è quello che mi ha fatto scoprire quale è la strada migliore per me. A quel punto sono io che obbedisco alla mia vita, perché sono io che non vedo strada migliore. Obbedisco alla vita”.

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