Catechesi: card. Bassetti, “i contesti cambiano, declinare il medesimo annuncio in modi e linguaggi diversi”

(Assisi)Le strade sono diverse. Forse non è più pensabile che in una realtà ecclesiale esista un solo percorso di iniziazione cristiana per quanto innovativo. La meta rimane la medesima: educare al pensiero di Cristo”. Lo ha detto stamani il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nell’omelia della messa che ha presieduto nella basilica di Santa Maria degli Angeli (Assisi), nell’ambito del convegno nazionale dei direttori e collaboratori degli Uffici catechistici diocesani, organizzato dall’Ufficio Cei. Dopo aver ricordato l’annuncio di Paolo, che presenta “riferimenti e contesti diversi per parlare della medesima realtà”, il cardinale ne ha segnalato “l’analogia con la catechesi dell’iniziazione cristiana”. “Bambini e ragazzi, che vengono ancora assai numerosi nelle nostre parrocchie, sono oggi profondamente diversi: tra loro ci sono i figli delle famiglie praticanti, che sono come di casa, conoscono gli ambienti e le persone; ci sono i bambini che di cristiano hanno avuto solo il battesimo, perché nessuno li ha mai avvicinati alla liturgia e alla vita della Chiesa – ha spiegato l’arcivescovo -; c’è sempre più spesso chi inizia un cammino catechistico senza aver ricevuto il battesimo”. Persone differenti come anche i contesti dei quali “dobbiamo tenere molto conto”. “Anche i contesti cambiano: dalle grandi periferie urbane, dove i riferimenti tradizionali alla cultura cristiana sono ridotti al minino, ai paesi di collina e di montagna della nostra penisola, dove le tradizioni sono abbastanza forti ma spesso si fa fatica a mettere insieme un piccolo gruppo di ragazzi per avviare un percorso”. Altro capitolo: il “grande contesto mediatico” in cui “le nuove generazioni sono immerse grazie all’uso dei mezzi di comunicazione sociale”, che “veicolano purtroppo talvolta contenuti, messaggi e stili di vita che appaiono più incisivi di quelli di noi catechisti, ma anche di quelli che gli altri educatori sono capaci di proporre”. Situazioni che, secondo il presidente della Cei, “non ci devono scoraggiare”. “Tutto questo ci interpella e ci stimola, chiedendo alle nostre Chiese la duttilità e la fantasia di Paolo, capace di declinare il medesimo annuncio in modi e linguaggi diversi, mettendo al centro la persona concreta degli ascoltatori”.

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