Cile: aperto il Sinodo di Santiago sui giovani. I vescovi ausiliari parlano dell’incontro con il Papa: “Provato dolore e vergogna”

L’apertura del decimo Sinodo dell’arcidiocesi di Santiago, sul tema “Giovani, fede e discernimento vocazionale” è stata la prima cassa di risonanza all’interno della Chiesa di Santiago del Cile dopo il recente incontro di Papa Francesco con tutti i vescovi del Cile sugli scandali degli abusi che hanno coinvolto la Chiesa, in seguito al quale tutti hanno messo il loro mandato nelle mani del Santo Padre. Alcuni di loro hanno espresso con franchezza quello che hanno vissuto nei giorni scorsi, di fronte a circa 500 giovani e adulti, che sono stati invitati a presentare le loro proposte per rinnovare la pastorale giovanile dell’arcidiocesi.
L’assemblea, che si è svolta sabato 19 maggio nel collegio dei Sacri Cuori dell’Alameda, è stata presieduta dall’arcivescovo, card. Ricardo Ezzati, che ha invitato a stare “aperti a quello che lo Spirito ci vuole dire” e a “quello che lo Spirito vuole dire in questo momento alla Chiesa di Santiago. Subito dopo, anche su richiesta dei giovani che fanno parte della presidenza del Sinodo, la parola è passata ai vescovi ausiliari che erano presenti a Roma con il cardinale Ezzati e gli altri vescovi cileni.

Mons. Pedro Ossandón

Mons. Pedro Ossandón, vicario per la zona Sud dell’arcidiocesi e responsabile del Sinodo, ha raccontato di avere chiesto al Papa una parola proprio sul Sinodo. Francesco ha risposto inviando “una benedizione” per il decimo Sinodo, per tutti i partecipanti. Ed ha aggiunto: “Dì ai giovani che facciano chiasso, non sono giovani se non fanno chiasso” (il Papa ha usato la sua abituale espressione hacer lío, difficilmente traducibile in italiano, ndr).
Il presule, riferendosi all’incontro in Vaticano, ha raccontato che “il discernimento cristiano ci ha fatto entrare con molta più profondità nel dolore del peccato commesso verso i fratelli, soprattutto i più deboli e i più piccoli”. E ha aggiunto: “Ho dato al Papa la mia piena disponibilità” perché prenda le sue decisioni, “qualunque cosa faccia di me mi affido a lui e non cerco nulla. Questo è un momento di grazia meraviglioso”. Infatti, “ho capito mai come ora cosa significa morire a se stessi perché brilli la gloria di Dio”.
Il vicario della zona Ovest, mons. Galo Fernández, ha detto: “Veniamo da questi giorni intensi, duri, dolorosi”, da tempo “camminiamo con una ferita aperta nella nostra Chiesa, e anche se abbiamo cercato di porci rimedio, non è stato sufficiente, abbiamo bisogno di cercare medicine più radicali”.

Mons. Cristián Roncagliolo

Il vicario di “Esperanza Joven” e vescovo ausiliare, mons. Cristián Roncagliolo, ha espresso la sua gratitudine al Papa, “che dice le cose con un linguaggio franco, diretto”. Ha aggiunto che le parole del Santo Padre hanno provocato in lui “dolore e vergogna”, perché Francesco non ha solo fatto riferimento agli abusi, ma anche perché “ci interpella sul modo di vivere la Chiesa”. Del resto, “c’è una realtà storica di molti anni che evidenzia problemi sistematici che ha avuto la nostra Chiesa in Cile”. Mons. Jorge Concha, vicario della pastorale sociale Caritas, ha parlato anch’egli di dolore e vergogna e di essere rimasto “senza parole”.

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