Diocesi: mons. Caiazzo (Matera-Irsina), “il nostro Sinodo è momento solenne e allo stesso tempo storico”

“Il nostro Sinodo non è una mia idea. È frutto dell’ascolto, del discernimento, della lettura dei verbali della visita pastorale del mio predecessore, mons. Salvatore Ligorio. Un pastore non può non tener conto del cammino che una Chiesa ha già fatto e non impone un nuovo tragitto. S’inserisce nel solco già tracciato da chi l’ha preceduto e continua l’opera già iniziata. È il segno della comunione che si esprime nella continuità del ministero apostolico”. Lo ha detto l’arcivescovo di Matera-Irsina, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, nell’omelia che ha pronunciato in cattedrale durante la veglia di indizione del Sinodo diocesano, sabato 19 maggio. “Questo momento è solenne e nello stesso tempo storico”, ha aggiunto il presule. È storico perché “dopo l’unificazione delle due diocesi di Matera e di Irsina, avvenuta il 30 settembre del 1986, questo è il primo Sinodo”. È solenne perché “come gli apostoli, dopo la discesa dello Spirito Santo, siamo invitati a uscire e camminare insieme, appropriandoci del dire dello Spirito Santo che dialoga con ogni uomo credente e non”. Ma anche perché “c’è una Chiesa desiderosa di vincere la paura che ci impedisce di uscire dal Cenacolo e di accogliere le novità che lo Spirito Santo suggerisce”. “Siamo invitati a scrivere, insieme, un’altra pagina di storia per la nostra Chiesa locale – ha affermato l’arcivescovo -. Insieme, perché celebrare un Sinodo significa che noi tutti, componenti della Chiesa, siamo coinvolti in questa preghiera comunitaria, non solo in questa sede, ma anche nelle nostre comunità di appartenenza. Nostra continua e particolare cura sarà quella di ascoltare, confrontarci e scrivere pagine che esprimano il desiderio di rinnovamento attraverso una nuova evangelizzazione”.

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