Papa Francesco: alla Cei, “povertà evangelica e trasparenza”. “Chi crede non può parlare di povertà e vivere come un faraone”

“Povertà evangelica e trasparenza”. È la seconda indicazione affidata ai vescovi italiani dal Papa, nel suo discorso a braccio di questo pomeriggio nell’Aula nuova del Sinodo. “Per me sempre, perché l’ho imparato come gesuita, la povertà è madre e muro della vita apostolica”, ha spiegato Francesco: “Madre perché la fa nascere, e muro perché la protegge”. “Senza povertà non c’è zelo apostolico, non c’è vita di servizio agli altri”, ha ammonito il Papa a proposito di tale “preoccupazione”, che “riguarda il denaro e la trasparenza”. “Chi crede non può parlare di povertà e vivere come un faraone”, ha ribadito Francesco tornando su un tema a lui caro: “Tante volte si vedono queste cose”. “È una contro-testimonianza parlare di povertà e vivere una vita di lusso”, ha proseguito: “È molto scandaloso trattare il denaro senza trasparenza e gestire il denaro come fosse una proprietà personale. A me fa molto male sentire un ecclesiastico che gestisce in maniera disonesta gli spiccioli della vedova”. “Abbiamo il dovere di gestire con esemplarità, attraverso regole chiare e comuni, ciò per cui daremo conto al Padrone della vigna”. A riguardo, il Papa ha rivelato di conoscere un vescovo che “mai invita a cena con i soldi della diocesi: paga dalla sua tasca, sennò non invita. Piccoli gesti, ma come propositi”. Francesco si è detto, infine, “riconoscente” perché la Cei, “soprattutto in questi ultimi anni, ha fatto molto sulla via della povertà e trasparenza. Ma ancora si deve fare un po’ di più in alcune cose”.

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