Homo Cyborg: Menciassi (bioingegnere), “pillole-robot per diagnosi più accurate e macchine per sostituire organi danneggiati”

“Il termine robot, che indica un lavoratore antropomorfo, è di origine ceca, e rimanda al lavoro forzato. I robot sono nati come macchine utili a svolgere tutte quelle attività che per gli uomini sono pericolose, pesanti o sgradevoli. Lentamente sono usciti dalle “loro gabbie” ed hanno cominciato ad essere parte della nostra vita quotidiana, non solo per automazione industriale, ma anche per attività di servizio: dall’assistenza, alla diagnosi, alla terapia”. A ripercorrere storia ed evoluzione della robotica è Arianna Menciassi, ordinario di bioingegneria industriale, Scuola Sant’Anna (Pisa), intervenendo al convegno “Homo Cyborg. Il futuro dell’uomo, tra tecnoscienza, intelligenza artificiale e nuovo umanesimo”. Oggi, spiega, i robot sono programmati per svolgere le loro attività a diverse scale e con vari livelli di interazione con l’uomo: “pillole robot possono essere inghiottite per fare diagnosi più accurate all’interno del nostro corpo, come degli ospiti artificiali che controllano la nostra salute; organi danneggiati possono essere rimpiazzati da macchine meccatroniche autonome, che ripristinano funzionalità mancanti, come nel caso del pancreas; le protesi possono trasformarsi da oggetti passivi a oggetti sempre più in simbiosi con l’utente. In queste applicazioni, i robot – oltre che bio-applicati – diventano anche bio-ispirati, a livello morfologico o di controllo”.

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