Homo Cyborg: Sorbello (ingegnere), “i robot umanoidi possono migliorare la vita di alcuni malati ma devono rimanere un mezzo”

Le nuove frontiere della ricerca robotica nell’ambito dell’interazione tra l’uomo e i robot umanoidi attraverso l’ausilio della Brain Computer Interface (BCI). Ne parla Rosario Sorbello, ingegnere, co-direttore RoboticsLab e docente Dipartimento Innovazione industriale e digitale Università di Palermo, al convegno “Homo Cyborg. Il futuro dell’uomo, tra tecnoscienza, intelligenza artificiale e nuovo umanesimo”. Un robot umanoide, spiega, “può avere la capacità di percepire, dialogare e interagire socialmente con gli esseri umani, attraverso l’uso dei bio-segnali cerebrali dell’uomo rilevati attraverso un caschetto BCI, in una società del futuro che li vedrà entrambi inclusi”. Sorbello racconta un esperimento effettuato con un bambino autistico dimostrando come un robot “Alter-Ego” dell’uomo sia stato di aiuto nel facilitarne l’integrazione con i compagni, oppure, capace di muoversi in un ambiente secondo i comandi di alto livello inviati dal cervello di un utente, abbia migliorato la qualità di vita di un suo amico malato di Sla. “Questi robot – aggiunge – in Giappone vengono utilizzati anche con anziani affetti da demenza per aiutarne l’integrazione”. Per Sorbello, allora, “la qualità della vita potrà cambiare quando questi robot umanoidi saranno a servizio dell’uomo e parte integrante di una società del futuro, ma – ammonisce – occorre ricordare che sono un mezzo e tali devono rimanere mentre l’uomo dovrà sempre preservare la sua posizione antropocentrica”.

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