Homo Cyborg: Vato (Iit), “che cosa definisce l’identità dell’uomo nel rapporto con la realtà, le neuroscienze e la bioingegneria?”

Esistono veramente i Cyborg? È solo fantascienza cinematografica oppure una realtà presente? Cosa o chi sono i robot umanoidi? È possibile sviluppare dispositivi che permettano di dialogare direttamente con il cervello? Cosa sono le interfacce cervello-macchina e come funzionano? “Per poter rispondere a queste domande in modo non superficiale – spiega Alessandro Vato, ricercatore dell’Istituto italiano di tecnologia (Iit) e National Center for Adaptive Neurotechnologies, New York – è necessario esplorare lo stato dell’arte della ricerca in questo particolare ambito scientifico e comprendere i meccanismi cerebrali alla base di queste nuovi strumenti”. Vato interviene al convegno di Scienza & Vita “Homo Cyborg. Il futuro dell’uomo, tra tecnoscienza, intelligenza artificiale e nuovo umanesimo” in corso a Roma. Soffermandosi, tra l’altro, sui possibili ambiti di applicazione di questi dispositivi, ricorda che “Cyborg” può essere definita una persona con protesi all’anca o by-pass coronarico o occhio bionico” e che i dispositivi collegati possono sostituire, ad esempio le capacità di linguaggio in chi l’ha perduta, oppure un arto. Per l’esperto, è fondamentale “provare a rispondere alle provocazioni profonde che questa ricerca porta con sé. Infatti, l’avanzamento delle nostre conoscenze nell’ambito delle neuroscienze insieme allo sviluppo di dispositivi che permettono di interfacciarsi direttamente con il sistema nervoso centrale”, come ad esempio elettrodi o sensori da impiantare in maniera invasiva nella corteccia cerebrale, “pone con maggiore forza la domanda su ciò che definisce l’identità dell’uomo nel rapporto con la realtà e, in particolare, con le nuove tecnologie, le neuroscienze e la bioingegneria”.

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