Gran Bretagna: alle elezioni locali bene i Conservatori, Laburisti al palo, male l’Ukip. Brexit e governo al centro dei commenti

Le elezioni locali svoltesi ieri, e delle quali vengono diffusi oggi i risultati, sono le ultime prima che la Gran Bretagna lasci l’Unione europea nel marzo 2019: un test importante per la leadership della premier Theresa May. In Gran Bretagna non si votava dal giugno 2017, anche se allora si trattò di una elezione generale. Questa volta ad essere scelti sono stati i consiglieri comunali in 150 circoscrizioni, tra le quali quella di Londra, dove non si votava dal 2014.
“Non c’è stato quel guadagno importante del partito laburista, che era previsto alla vigilia, dopo il successo delle elezioni generali del 2017”, spiega al Sir il professore John Curtice, docente di politica all’università di Strathclyde. “Il collasso del partito Ukip, nato per portare la Gran Bretagna fuori dalla Ue, rafforza i Tories che hanno assorbito tutti quei voti”.
“Il problema del partito laburista è Jeremy Corbyn, che è in grado di motivare i giovani, ma non convince l’elettorato adulto”, dice Clifford Longley, consulente del settimanale cattolico “Tablet” ed ex corrispondente religioso del “Times” e del “Daily Telegraph”. “Per quanto riguarda il Brexit non penso sia cambiato molto rispetto al referendum del 2016, quando il 52% degli elettori ha scelto di lasciare l’Unione europea. Il parlamento è diviso sul tipo di accordo da raggiungere con l’Ue, ma credo che il Regno Unito rimarrà dentro l’unione doganale europea. L’opinione pubblica sa che, se ce ne andiamo sbattendo la porta, senza un compromesso, il prezzo da pagare sarebbe troppo alto”.

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