Beni culturali ecclesiastici: Rivoltella (Università cattolica), “didattica dell’informale, community building, lavoro di rete”

foto SIR/Marco Calvarese

“La valorizzazione dal punto di vista ecclesiale”. Ne parla Pier Cesare Rivoltella (Università del Sacro Cuore di Milano), al convegno “Progettazione – Valorizzazione – Terzo settore. La valorizzazione degli istituti culturali e del patrimonio ecclesiale, volontariato e Terzo settore, potenzialità e prospettive” in corso a Roma per iniziativa dell’Ufficio nazionale per i beni ecclesiastici e l’edilizia di culto della Cei. Entrando nel vivo della riflessione, Rivoltella si sofferma sul “non formale e sull’informale” che “oggi vanno assumendo sempre maggior valore, fenomeno rafforzato dal protagonismo dei media digitali”. In questo scenario “c’è buona parte del significato sociale e culturale del portale Beweb”, espressione di “tecnologia di comunità” e tratto dell’odierno rapporto “tra apprendimento informale e forme del nuovo welfare”. Di questa “tecnologia di comunità” importante per “costruire o ricostruire legami” Rivoltella porta due esempi. La Messa trasmessa via web da don Paolo Padrini ai propri parrocchiani anziani e malati, impossibilitati a recarsi in chiesa. “Non una Messa qualsiasi, ma quella del loro parroco”. Don Marco Modotti di Novara ha invece avviato il progetto “Scatti di comunità”: fotografie che chiede di scattare sul territorio parrocchiale per raccontare cosa vorrebbero o non vorrebbero fosse la loro parrocchia, da condividere su Facebook. “Altro esempio in cui lo strumento digitale diventa comunità attraverso cui ricostruire il tessuto comunitario”.
Analogamente, osserva il relatore, Beweb, “mettendo a disposizione contenuti di qualità”, può svolgere “un servizio sul territorio negli ambiti dell’intervento educativo e dell’animazione socio-culturale nella logica della didattica dell’informale”. La seconda possibilità è quella del “community building” che può essere favorito da Beweb attraverso “i percorsi tematici, i documenti da navigare, i landscape tridimensionali da attraversare”. Infine, la valorizzazione tramite il lavoro di rete. “Molti beni ecclesiastici sono strutture ricettive ma mancano a chi li gestisce strumenti per valorizzarli”. Di qui il riferimento al progetto “’Casa lontano da casa’ al quale stiamo lavorando in Lombardia, che parte dalla migrazione sanitaria verso la regione, 100mila persone l’anno, per offrire ai loro parenti la possibilità di sentirsi a casa sebbene lontano da casa. Lo sviluppo di un portale digitale per far incontrare domanda e offerta e aiutare il coordinamento di queste strutture potrebbe essere una terza ipotesi di valorizzazione del bene sul territorio”.

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