Nucleare iraniano: Camporini (Iai) al Sir, “accordo va salvaguardato. Cresce rischio tra conflitto Israele e Iran”

“L’accordo iraniano deve essere salvaguardato perché pur non essendo sicuramente perfetto, è il migliore possibile”: a dichiararlo è il generale Vincenzo Camporini, vice presidente dell’Istituto Affari Internazionali (Iai), che in un’intervista al Sir commenta la decisione del presidente statunitense, Donald Trump, di uscire dall’accordo sul nucleare iraniano. “Nonostante io non sia in sintonia con l’attuale amministrazione americana, alcuni risultati positivi in tema di politica estera e di relazioni internazionali, Trump li sta conseguendo”. Chiaro il riferimento alla Corea del Nord e alla questione dei dazi con la Cina, “indotta a rivedere il proprio atteggiamento a fare delle concessioni che fino a qualche settimana fa erano impensabili”. “Per questo motivo – aggiunge il vice presidente dello Iai – sospendo un po’ il giudizio perché vorrei vedere cosa succederà dopo questa decisione”. Nell’intervista Camporini riconosce all’Ue “un ruolo importante” nell’ottenimento dell’intesa firmata nel 2015 oltre che dall’Iran e Usa, anche da Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna, Russia e Ue e ritiene che “il collasso dell’accordo potrebbe essere drammatico. Al di là delle intenzioni dell’Iran, ci sono Paesi che avvertono con enorme preoccupazione la posizione iraniana e sono Israele e l’Arabia Saudita”. Per il generale, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica (2006-08) e della Difesa (2008-11), il rischio di confronto militare tra Iran e Israele è concreto e questo “a prescindere dalla questione nucleare. La tensione lungo i confini nord di Israele, con Siria e Libano, è tale per cui temo che il rischio di un conflitto stia crescendo come testimoniano anche gli ultimi raid aerei, presumibilmente condotti da Israele, contro un deposito di armi dei Guardiani della Rivoluzione, corpo di élite del regime iraniano, nei pressi di Damasco”.

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