Processo in Vaticano: conclusa prima udienza a Caloia e Liuzzo, prossima da definire

(Foto Vatican Media/SIR)

È durata poco meno di quattro ore, dalle 9.10 alle 13.05, la prima udienza del processo in corso in Vaticano all’ex presidente dell’Istituto di Opere di Religione (Ior) Angelo Caloia, 78 anni, e al suo legale di fiducia, Gabriele Liuzzo, di 95 anni, accusati dal Promotore di Giustizia vaticano, Gian Piero Milano, di peculato e auto-riciclaggio. Lo ha riferito il “pool” di giornalisti ammessi in aula, nella quale – per la prima volta in un processo svoltosi nello Stato della Città del Vaticano – sono stati introdotti i microfoni. Dei due imputati era presente solo Caloia. La Corte è formata dal presidente del Tribunale vaticano, Paolo Papanti Pelletier, i giudici “a latere” Venerando Marano e Carlo Bonzano. Caloia è difeso dagli avvocati Anna Sammassimo e Domenico Pulitanò, mentre Liuzzo è rappresentato dagli avvocati Fabrizio Lemme e Francesco Guerriero. Tutta l’udienza è stata dedicata alle eccezioni preliminari. Si sono costituiti parte civile lo Ior, rappresentato dall’avvocato Alessandro Benedetti e una delle società partecipate dello Ior, la Sgir, rappresentata dall’avvocato Roberto Lipari. All’inizio è stato letto il capo di imputazione: sia Caloja che Liuzzo sono accusati di sottrazione e approvazione indebita di 57 milioni di euro derivanti dalla cessione del 71% del patrimonio immobiliare dello Ior, negli anni dal 2001 al 2008, e di auto-riciclaggio per aver conseguito, detenuto e consentito l’utilizzo di denaro depositato presso il loro conto presso lo Ior fino al 27 ottobre 2014, che è la data del sequestro dei conti, tutto denaro ritenuto profitto del peculato. L’avvocato Lemme ha dichiarato che Liuzzo era assente perché, “a causa della veneranda età, non è in condizione di muoversi da casa”, e il promotore Milano gli ha fatto presente che andava comunque dichiarata la contumacia, cosa che poi è stata fatta. La prima eccezione, avanzata da parte di Lemme, riguarda la presunta inammissibilità di Gianfranco Mammì, attuale dirigente dello Ior, a costituirsi a nome della Sgir: inammissibilità respinta al mittente da Milano. La seconda eccezione riguarda, invece, un documento del gruppo Promontory sulla situazione degli immobili dello Ior, che secondo Lemme non sarebbe utilizzabile nel processo perché in esso “non è stato tenuto conto che molti immobili erano in estrema fatiscenza, che parte del patrimonio era occupato da inquilini da molto tempo e che gli immobili sono stati venduti in blocco, e non singolarmente”. “Perché questa sudditanza alla lingua inglese?”, ha chiesto poi Lemme elencando quello che a suo avviso costituisce il secondo motivo di irricevibilità del documento agli atti. A questo punto l’avvocato dello Ior, Benedetti, ha fatto presente che “non è il report di Promontory la notitia criminis, ma la lettera che lo Ior ha inviato il 3 luglio 2014, e che riassume quanto sintetizzato da Promontory, nel documento allegato”. Anche in questo caso il promotore di giustizia ha fatto presente che l’atto di Promontory “non può essere che irricevibile”, e ne ha disposto la traduzione in italiano. Sono state poi presentate dalla difesa le liste dei testimoni: due liste diverse, per un totale di quasi 60 testi, a quattro dei quali però l’avvocato Sammassimo ha rinunciato già da subito. Si tratta dei cardinali Re, Sandri, Coccopalmerio, Parolin e di Massimo Tulli, ex dirigente dello Ior. Molti gli altri cardinali presenti nelle due liste della difesa, tra cui Bertone, Sodano, Farina, Tauran, oltre ad esponenti dello Ior. Nel corso dell’udienza, si è discusso su queste due liste, a cui si è fatta eccezione o per irrilevanza o per sovrabbondanza o per genericità del capitolato. Infine la questione dei periti: per le regole del processo vaticano, sono ammessi in aula solo due periti, uno nominato dal Tribunale vaticano e un secondo perito d’ufficio, su cui è stato sollecitato un accordo per un nominativo che andasse bene a tutti. “Non ci può essere un arlecchino servitori di due padroni”, la risposta di accusa e difesa, che hanno invece proposto la nomina di tre periti: uno a carico del Tribunale vaticano, uno dell’accusa e uno della difesa. Il presidente ha auspicato un’intesa sul perito e ha disposto che entro il 18 maggio le parti presentino le istanze istruttorie aggiornate, con le liste dei testimoni, poi sarà il Collegio giudicante a decidere. Il Tribunale vaticano farà giurare inoltre il traduttore a cui darà l’incarico di tradurre il report di Promontory. Non è stata fissata la data della prossima udienza, ma per l’espletamento di tali procedure si prevede che ci vorranno almeno due mesi. Durante l’udienza di oggi, intanto, si è appreso che oltre ai tre conti dello Ior sequestrati, per un totale di 17 milioni di euro, sono stati sequestrati a Liuzzo in Svizzera altri 10 milioni di euro, perché considerati proventi da reati.

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