Carceri: p. Occhetta (La Civiltà Cattolica), “non siano discariche sociali”

“Ripensare il carcere è responsabilità di tutti. La giustizia riparativa come modello può funzionare se noi come patto sociale decidiamo di tornare alla radice antropologica dell’uomo attraverso la spiritualità”. Lo ha detto padre Francesco Occhetta, scrittore de “La Civiltà Cattolica”, intervenuto all’incontro organizzato dalla Commissione regionale per i problemi sociali e del lavoro, la giustizia e la pace della Conferenza episcopale delle Marche. L’iniziativa è stata patrocinata dall’Ordine degli avvocati di Ancona e dall’Ordine dei giornalisti delle Marche, in collaborazione con: Ucsi Marche, Azione Cattolica Ancona, Ucid sezione di Ancona e Confindustria Marche nord. Un momento di riflessione sul tema che è anche titolo del libro di padre Occhetta “La giustizia capovolta”. Diversi gli spunti sul tema della giustizia riparativa, quel percorso che ha l’obiettivo di “permettere a chi ha commesso un reato di rimediare alle conseguenze delle sue azioni”. “Per fare questo – si è detto nel corso del convegno – è necessario attivare un processo che, grazie all’intervento di mediatori, coinvolga, purché vi aderiscano liberamente, le vittime (o i familiari) i rei, e la società civile”. “Non è un modo per accorciare la durata della pena, ma per tentare di ‘riparare’ un danno”. “Oggi il sistema carcerario non può essere certo definito ‘rieducativo’ dal momento che anche il tasso di recidiva è altissimo, pari al 69%”, ha sottolineato padre Francesco Occhetta. “Una giustizia riparativa è quella in cui la riparazione è ricostruire ciò che è stato rotto, è una scelta culturale. Occorre scommetterci in questo modello, perché può portare grandi frutti”. Un modello inteso come capace di ricomporre una frattura sociale. “È un errore riparare soltanto con il castigo”. Nel corso dell’incontro è emersa la necessità di umanizzare la pena, del richiamo alla politica sulla situazione nelle carceri, l’importanza del mediatore civile e di evitare che i penitenziari vengano considerati “discariche sociali”. “Ci sono uffici di mediazione civile – ha affermato Occhetta – che applicano modelli di giustizia riparativa capace di sgonfiare quella guerra che abbiamo nei cuori”.

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