Coree: mons. Lee Ki-heon, “cominciato il cammino della pace, l’incontro delle famiglie separate priorità assoluta”

“Il cammino della pace, che tutti i coreani desideravano, è cominciato. Non potevamo prevederlo fino all’inverno scorso. Sono molto speranzoso. Credo che il Signore abbia ascoltato la nostra preghiera”. Lo dice al Sir mons. Peter Lee Ki-heon, vescovo della diocesi di Uijeongbu, nella Corea del Sud, lui che è nato a Pyongyang. Oggi è presidente della Commissione per la riconciliazione del popolo coreano, istituita presso la Conferenza episcopale coreana. Ricordando le immagini del summit tra la Corea del Nord e quella del Sud e il seguente incontro tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti, il presule le definisce “immagini che hanno testimoniato la possibilità di trovare una soluzione a un’ostilità che durava da 70 anni”. “Quanto è accaduto ci ha dato la speranza che tutti i coreani del Sud e del Nord possono avere la pace. Penso che questo processo sia stato possibile perché Papa Francesco e anche i fedeli della Chiesa cattolica del mondo hanno pregato per la Corea”. Tra Nord e Sud Corea “è impossibile avere conferma se i parenti sono vivi o morti. Non c’è possibilità di scambiare notizie o lettere. Negli anni più recenti la rottura è stata quasi totale. Credo che l’incontro delle famiglie separate debba essere una priorità assoluta. In Corea vivono tante famiglie separate”. Il vescovo ricorda, inoltre, che “la religione non è ancora libera nella Corea del Nord”, ma “ci risulta che qualcosa va cambiando piano piano rispetto al passato”. Nel processo di pacificazione il compito delle Chiese, a suo avviso, “non è soltanto quello di promuovere l’interazione diretta ma di promuovere un clima di armonia e favorire un ambiente aperto alla cooperazione”.

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