Incontro Bari: card. Raï (Libano), “possa Dio scuotere le coscienze degli uomini e della comunità internazionale”

(da Bari) “Pregheremo Dio perché possa scuotere le coscienze degli uomini e della comunità internazionale cui va il nostro appello affinché ponga fine alle guerre e sia solidale con i più poveri e con le vittime della violenza. Serve favorire il rientro dei profughi nelle zone sicure della Siria”. Sono questi gli auspici espressi al Sir e a Radio InBlu dal cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca maronita libanese, alla vigilia dell’incontro di domani a Bari dei Patriarchi del Medio Oriente e Papa Francesco. “Abbiamo apprezzato l’iniziativa ecumenica di preghiera e di solidarietà di Papa Francesco con il Medio Oriente. Sarà un incontro dalla portata anche politica. Si alzeranno voci per dire basta alla guerra per chiedere alla comunità internazionale di ristabilire la pace. I milioni di esseri umani innocenti cacciati dalle loro terre hanno diritto a farvi ritorno, devono poter continuare la loro storia. Siamo gli abitanti originari di queste terre, 600 anni prima dell’arrivo dell’Islam. Abbiamo convissuto 1400 anni con i musulmani, ci sono stati tempi belli e brutti ma abbiamo creato la moderazione musulmana. I cristiani non possono lasciare tutto e andare via, non possiamo sacrificare né i cristiani né i musulmani”. Per il cardinale maronita “la preghiera scuote le coscienze, ma occorre anche denunciare la politica internazionale e le guerre imposte ingiustamente”. Il patriarca maronita si è anche soffermato sul grande sforzo del Libano per dare accoglienza ai 1,750 mila siriani e ai 500 mila profughi palestinesi, in totale più della metà dei libanesi. “Il Libano – ha spiegato – ha una superficie di 10 mila kmq, è più piccolo della Sicilia. La densità abitativa è di 600 abitanti per kmq, la più alta al mondo. Stiamo pagando dal 1948 il conflitto israelo-palestinese, ora la guerra in Siria e in Iraq. Perché? Non chiudiamo le porte perché abbiamo senso umano. Ma siamo davanti ad una fortissima crisi politica, economica, sociale, culturale, di sicurezza. Ci sono in gioco anche elementi religiosi, e il rischio di manipolazioni è alto. I profughi siriani sono in larga parte sunniti e in questa situazione possono essere manipolati all’interno di uno scontro contro gli sciiti. Può il Libano pagare il prezzo dello scontro tra Arabia Saudita e Iran? Se il Libano cadesse sarebbe un disastro per tutto il Medio Oriente. Nel nostro Paese – ha concluso – musulmani e cristiani hanno potuto separare religione e stato e il risultato non può che essere democratico”.

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