Papa Francesco al Wcc: p. Spadaro (La Civiltà Cattolica), “è andato al ‘centro’ per parlare della sfida delle periferie”

“Si è trattato di un viaggio breve, ma con un obiettivo preciso: l’incontro”. Così padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, nel primo numero di luglio della rivista dei gesuiti, sul recente pellegrinaggio ecumenico di Papa Francesco al Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc). Presentando “il punto di partenza e di ispirazione del viaggio di Francesco”, padre Spadaro spiega che è stato “la visione di un mondo diviso, infranto, e la percezione della forza di integrazione e di unità propria del Vangelo”. E il Papa “sa che il vero pericolo di oggi, quello che premia persino in termini elettorali e muove le masse, è la paura”. “Più si instilla la paura nel cuore della gente, più si conquistano spazi di potere. E più crescono la divisione e l’odio”. Tant’è che “nel viaggio di ritorno il Papa ha parlato del rischio del populismo che si sposa al fondamentalismo”. Il direttore de La Civiltà Cattolica indica poi lo “scopo definito” del viaggio a Ginevra: “Fare appello all’impegno comune dei cristiani per l’annuncio del Vangelo e del suo potere di salvezza in un mondo di sfide, tormento, sofferenza, frattura, tragedia, esclusione”. E non è casuale – osserva – che a fare da sfondo a questo appello sia stata la città di Ginevra, “che con New York è il principale centro di diplomazia multilaterale del mondo e di governance globale”. “Francesco è andato al ‘centro’, per parlare della sfida delle periferie e dei margini”. Con una consapevolezza: “Nell’attuale società plurale l’armonia non è possibile solo se si prescinde dalla fede e se ci si incontra sul senso dell’umano che esclude il trascendente. Anzi, il Vangelo è propulsivo per la concordia e l’impegno per un mondo migliore”.

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