Ue: Villafranca (Ispi), “migrazioni, emergenza non emergenziale”. “In crisi il modello comunitario”

(Milano) Una “emergenza non emergenziale”: Antonio Villafranca, coordinatore della ricerca dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale, www.ispionline.it) commenta il quadro politico europeo a partire dagli esiti del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno sul problema-migrazioni. “La questione migratoria è apparsa come se fosse l’unico tema nell’agenda del summit – spiega lo studioso nel corso di un dibattito promosso dall’Ufficio di Milano del Parlamento europeo –, nonostante i leader dovessero discutere anche di temi di importanza capitale quali la governance dell’Eurozona, la difesa e la sicurezza, il Brexit. Ma la ‘vulgata’ attuale punta alle migrazioni e in effetti i capi di Stato e di governo si sono concentrati principalmente su quel tema. Ora, sappiamo che gli sbarchi sono in forte diminuzione e persino l’entità dei cosiddetti movimenti secondari è relativamente modesta, benché su quest’ultimo aspetto si è corso il rischio di una caduta del governo di Angela Merkel”. Il dibattito sviluppatosi nella sede di corso Magenta a Milano, alla presenza di numerosi giornalisti, si è riferito al ruolo dei media e soprattutto dei social, capaci di “imporre” i temi alla politica, anche forzando la realtà dei fatti e andando a incidere sull’opinione pubblica e persino sugli orientamenti politici ed elettorali. “Sulle migrazioni bisogna restare fedeli ai dati e ai fatti”, il richiamo di Villafranca, che ha peraltro sottolineato come invece esista “un problema relativo all’accoglienza e all’integrazione” dei rifugiati, e anche dei migranti illegalmente presenti in Italia e in Europa.
L’analisi di Villafranca si è quindi portata sullo “stato di salute” dell’Unione europea, “nella quale – ha affermato – è entrato il crisi il modello comunitario mentre lo spazio decisionale è sempre più saldamente nelle mani dei Paesi membri”. Ciascuno dei quali si fa portatore di interessi nazionali, non di rado confliggenti con la costruzione della “casa comune”. “Su alcune tematiche di valenza europea assistiamo a un silenzio profondo: pensiamo al semplice fatto che si è deciso di rinnovare per sei mesi le sanzioni alla Russia, scelta che al summit è stata assunta in pochi minuti. Anche lo scontro sui dazi con gli Stati Uniti sembra passare in secondo piano”. E altri esempi non mancano, a cominciare dalla governance di Eurolandia “che il summit ha rimandato a dicembre” e al Brexit, “sul quale c’è urgenza perché occorre trovare un accordo entro ottobre per poi procedere con i successivi passaggi istituzionali”, arrivando così al divorzio consensuale e regolato con Londra entro la data stabilita del 29 marzo 2019. “L’Unione europea – ha osservato il ricercatore Ispi – si sta trasformando, sta diventando un’altra cosa” rispetto al progetto originario, dove Parlamento e Commissione Ue “contano meno mentre ogni politica viene stabilita dal Consiglio”, nel quale sono rappresentati i governi dei Paesi aderenti, con un ritorno a una politica intergovernamentale. Questo accade, ha osservato ancora Villafranca, “nell’era della twitter policy”, con “un presidente americano capace di mandare a monte un vertice G7 solo inviando un tweet”.

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