Nave Diciotti: Rozera (Unicef), “no a braccio di ferro sulla pelle degli ultimi, Europa assuma impegni concreti”

“Per me è sbagliato fotografare la situazione come una battaglia di Salvini contro l’Europa. Non è questo che ci interessa, ci interessa che sia una battaglia a favore di esseri umani che vanno via da questi territori per necessità”. E’ il parere di Paolo Rozera, direttore generale di Unicef Italia, che interviene in una intervista al Sir sul caso della nave Diciotti ferma a Catania con 177 migranti a bordo e in generale sulla chiusura dei porti. “Da quando ha iniziato il suo mandato, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha voluto usare il pugno duro perché vuole che l’Europa si muova – osserva Rozera -. E’ un dato incontrovertibile che l’Europa ci abbia abbastanza abbandonato. Ci sono stati in seguito degli atteggiamenti per far vedere che si sta muovendo e sta facendo qualcosa. Ma si stanno ottenendo con i toni forti e i toni forti portano a situazioni inusuali che andrebbero evitate”. Tra l’altro, aggiunge, “pare che ci sia stato un altro salvataggio da parte di una nave militare maltese che ha recuperato 100 persone. Sicuramente ora inizierà un altro tiro e molla con Malta”. “Finora all’Europa ha fatto comodo che se ne occupasse l’Italia e di questo noi siamo stati onorati – precisa Rozera -, ma  ora deve prendere degli impegni concreti per affrontare un problema che è europeo e non italiano”. Ma soprattutto, sottolinea, “questo braccio di ferro non va fatto sulla pelle dei migranti e in particolare degli ultimi, dei minori, che sono i più indifesi e hanno già passato parecchie vicissitudini prima di poter salire su un barcone”. Invece finora “l’unico impegno preso è legato alla buona volontà degli Stati, poche volte e a singhiozzo, mentre gli arrivi continuano”. “C’è bisogno di un impegno più globale”, a cui “deve rispondere l’Europa, perché in Africa siamo andati tutti a raccogliere quando serviva, adesso non possiamo più chiudere le porte”. L’Unicef sta facendo azioni di pressione presso governi e procure e sta lavorando anche in altri Paesi, ad esempio in Grecia dove “i diritti dei bambini vengono calpestati in maniera vergognosa”, denuncia Rozera: “Vogliamo far capire che da quando è stata chiusa la rotta balcanica sono rimaste bloccate persone che vivono quasi allo stato bestiale. Sono situazioni pesanti di cui nessuno parla”.

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