Nave Diciotti: Gualzetti (Caritas Ambrosiana), migranti salvati dalle diocesi. “Politica spregiudicata, cinismo sulla pelle dei disperati”

“Alla fine è stato necessario l’intervento dei vescovi italiani per trovare una soluzione alla vicenda della Diciotti. Solo la disponibilità delle diocesi, ad ospitare nelle proprie strutture con il sostegno delle Caritas, i profughi ancora a bordo dell’incrociatore della Guarda costiera italiana, ha infine convinto il Governo a farli sbarcare”. Lo afferma Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, in un articolo pubblicato sul portale della diocesi di Milano, www.chiesadimilano.it. “Tuttavia, nonostante la Chiesa abbia dato uno sbocco accettabile a una storia incresciosa, proprio come cattolici, membri cioè di quella comunità, non possiamo affatto rallegrarci né cantare vittoria”, prosegue la riflessione di Gualzetti. “Resta fortissima l’amarezza per le conseguenze culturali e morali che questa cocente sconfitta della politica ha avuto. L’ennesimo braccio di ferro tra il nostro Paese e gli altri Stati europei, ingaggiato con cinismo sulla pelle di disperati, e in spregio ai doveri di accoglienza imposti dalla nostra Costituzione (la magistratura valuterà anche se in violazione della legge), non solo non ha sortito al momento alcun reale effetto concreto, ma ha inferto un altro duro colpo alla nostra capacità, come collettività, di saper guardare al bisogno di aiuto espresso da persone in fuga”.
Gualzetti aggiunge: “La condotta spregiudicata cui abbiamo assistito ha spinto ancora più in là il limite di quello che è lecito e non lecito fare e dire, continuando a far avanzare una generalizzata desertificazione delle coscienze da cui quella stessa condotta trae alimento, in un gioco di rispecchiamenti senza sosta. Ne registriamo ogni giorno preoccupanti attestazioni specie sui social media, dove l’abitudine di scambiare la spontaneità per autenticità pare abbia eliminato ogni freno inibitore”. Per il direttore, “ci stiamo avviando su una china pericolosa. Dobbiamo risalirla, prima che sia troppo tardi. E per farlo abbiamo bisogno, come Paese, non di una propaganda a tempo indeterminato ma di una politica maiuscola, che sappia affrontare la sfida che i flussi migratori ci pongono con umanità e senso di responsabilità. Una politica che dia al nostro Paese il ruolo che gli spetta a livello internazionale e, in funzione di questo, sia capace di chiedere con forza la solidarietà degli altri Stati europei. Alcuni esponenti dello stesso governo lo vanno sottolineando sempre più frequentemente. Purtroppo inascoltati”.

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