Papa Francesco: ai nuovi vescovi, “Dio non è addomesticabile, non ha bisogno di recinti”. Santità non è “dieta” o “contabilità delle virtù”

(Foto Vatican Media/SIR)

La santità “cresce mentre si scopre che Dio non è addomesticabile, non ha bisogno di recinti per difendere la sua libertà, e non si contamina mentre si avvicina, anzi, santifica ciò che tocca”. Lo ha spiegato il Papa ai vescovi di recente nomina, ricevuti oggi in udienza. “Non serve la contabilità delle nostre virtù, né un programma di ascesi, una palestra di sforzi personali o una dieta che si rinnova da un lunedì all’altro, come se la santità fosse frutto della sola volontà”, ha proseguito: “La sorgente della santità è la grazia di accostarci alla gioia del Vangelo e lasciare che sia questa a invadere la nostra vita, in modo tale che non si potrà più vivere diversamente”. “Prima ancora che noi esistessimo, Dio c’era e ci amava”, ha ricordato Francesco: “La santità è toccare questa carne di Dio che ci precede. È entrare in contatto con la sua bontà”. “Non siamo noi all’origine della nostra ‘porzione di santità’, ma è sempre Dio”, ha precisato Francesco: “È una santità piccina, che si nutre dell’abbandono nelle sue mani come un bimbo svezzato che non ha bisogno di chiedere la dimostrazione della prossimità materna. È una santità consapevole che nulla di più efficace, più grande, più prezioso, più necessario potete offrire al mondo della paternità che è con voi. Incontrandovi, ogni persona possa almeno sfiorare la bellezza di Dio, la sicurezza della sua compagnia e la pienezza della sua vicinanza”.

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