Papa Francesco: “la teologia non può essere astratta: se fosse astratta, sarebbe ideologia”. “Rivoluzione della tenerezza ci salverà”

(Foto Vatican Media/SIR)

“La teologia non può essere astratta: se fosse astratta, sarebbe ideologia”. Lo ha detto, a braccio il Papa, ricevendo oggi in udienza, nella Sala Clementina, i partecipanti al Convegno “La teologia della tenerezza in Papa Francesco”, che avrà luogo ad Assisi dal 14 al 16 settembre. “Oggi più che mai abbiamo bisogno di una rivoluzione della tenerezza: questo ci salvera!”, ha esclamato ancora a braccio al termine del discorso, in cui ha spiegato che la teologia “nasce da una conoscenza esistenziale, nasce dall’incontro col Verbo fatto carne! La teologia è chiamata allora a comunicare la concretezza del Dio amore. E tenerezza è un buon ‘esistenziale concreto’, per tradurre ai nostri tempi l’affetto che il Signore nutre per noi”. “Oggi ci si concentra meno, rispetto al passato, sul concetto o sulla prassi e più sul ‘sentire’”, l’analisi di Francesco: “Può non piacere, ma è un dato di fatto: si parte da quello che si sente. La teologia non può certamente ridursi a sentimento, ma non può nemmeno ignorare che in molte parti del mondo l’approccio alle questioni vitali non inizia più dalle domande ultime o dalle esigenze sociali, ma da ciò che la persona avverte emotivamente. La teologia è interpellata ad accompagnare questa ricerca esistenziale, apportando la luce che viene dalla Parola di Dio. E una buona teologia della tenerezza può declinare la carità divina in questo senso. “La bellezza di sentirci amati da Dio e la bellezza di sentirci di amare in nome di Dio”: sono questi, per il Papa, i contenuti principali della teologia della tenerezza, che”ci svela, accanto al volto paterno, quello materno di Dio, di un Dio innamorato dell’uomo, che ci ama di un amore infinitamente più grande di quello che ha una madre per il proprio figlio” . “Qualsiasi cosa accada, qualsiasi cosa facciamo, siamo certi che Dio è vicino, compassionevole, pronto a commuoversi per noi”, ha assicurato Francesco, secondo il quale “tenerezza è una parola benefica, è l’antidoto alla paura nei riguardi di Dio”. Sentirci amati, in questa prospettiva, significa “imparare a confidare in Dio”, per dare alla Chiesa una teologia “gustosa”, per “aiutarci a vivere una fede consapevole, ardente di amore e di speranza; per esortarci a piegare le ginocchia”, per “appassionarci di Dio e dell’uomo”. Di qui la necessità di “una teologia in cammino”, ha concluso il Papa: “Una teologia che esca dalle strettoie in cui talvolta si è rinchiusa e con dinamismo si rivolga a Dio, prendendo per mano l’uomo; una teologia non narcisistica, ma protesa al servizio della comunità; una teologia che non si accontenti di ripetere i paradigmi del passato, ma sia Parola incarnata. Certamente la Parola di Dio non muta, ma la carne che essa è chiamata ad assumere, questa sì, cambia in ogni epoca. C’è tanto lavoro, dunque, per la teologia e per la sua missione oggi: incarnare la Parola di Dio per la Chiesa e per l’uomo del terzo millennio”.

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