Cinema: produzione “Michelangelo. Infinito”. Mons. Viganò, “oltre il classico docufilm, è autorevole finzione”

“Abbiamo compiuto una transizione: siamo passati dal classico docufilm, che coniuga ricostruzioni storiche e approfondimenti delle opere mediante storici ed esperti d’arte contemporanei, al film di finzione. In ‘Michelangelo. Infinito’, infatti, non viene meno l’approfondimento, l’autorevolezza e il rigore filologico, ma tutto si amalgama e rimane sempre nel racconto di finzione. In altre parole, non si esce mai dalla magia della storia”. Così mons. Dario Edoardo Viganò, assessore al Dicastero della Comunicazione della Santa Sede, in occasione della presentazione del film nei Musei Vaticani. “Questo restare nel racconto di finzione, rispetto al documentario d’arte convenzionalmente riconosciuto, agevola un coinvolgimento spettatoriale più intenso, riuscendo a guadagnare fasce di pubblico sempre più ampie, penso soprattutto ai giovani. Pertanto – aggiunge -, film di ‘autorevole finzione’, ovvero un lavoro narrativo e visivo studiato nel rispetto delle fonti e con la massima accuratezza filologica. Ad esempio, la cava di marmo in cui vediamo Michelangelo è la stessa dove l’artista si recò per scegliere il marmo per scolpire la Pietà; una cava che nel racconto assume anche i contorni di uno spazio riflessivo, un limbo concettuale, dove l’artista dà sfogo a ricordi, suggestioni e angosce”.

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