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Corte Ue: “lavoratrici gestanti, puerpere o in allattamento che effettuano lavoro notturno devono godere della tutela specifica di tale tipo di occupazione”

“Le lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento che effettuano un lavoro a turni svolto parzialmente in orario notturno devono ritenersi svolgere un lavoro notturno e godono della tutela specifica contro i rischi ai quali tale lavoro può essere associato”: lo attesta la sentenza Sentenza nella causa C-41/17 della Corte di giustizia Ue su un caso spagnolo. Isabel González Castro lavora come guardia di sicurezza per la Prosegur España Sl, spiega un comunicato della Corte. Nel novembre 2014 “ha dato alla luce un bambino che è stato allattato al seno. Dal marzo 2015 la signora González Castro svolge le sue mansioni in un centro commerciale, secondo un sistema di turnazioni variabili con giornate lavorative di 8 ore, una parte delle quali in orario notturno. Ella ha cercato di ottenere la sospensione del suo contratto di lavoro nonché la concessione dell’indennità per rischio durante l’allattamento prevista dalla normativa spagnola”. A tal fine, ha chiesto alla Mutua Umivale (società mutua privata a scopo non lucrativo che copre i rischi relativi agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali) di rilasciarle un certificato medico attestante l’esistenza di un rischio per l’allattamento associato al suo posto di lavoro. A seguito del rigetto della sua domanda, González Castro ha presentato un reclamo che è stato respinto. Ha allora proposto un ricorso dinanzi al Tribunal Superior de Justicia de Galicia (Corte superiore di giustizia della Galizia, Spagna).
“La direttiva 92/85 sulla sicurezza e la salute delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento dispone, in particolare, che dette lavoratrici – afferma oggi la Corte – non devono essere obbligate a svolgere un lavoro notturno durante la gravidanza o nel periodo successivo al parto, con riserva della presentazione di un certificato medico che ne attesti la necessità per la loro sicurezza o la loro salute”. La direttiva 2006/54 sulla parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego “prevede, a sua volta, un’inversione dell’onere della prova. In tal senso, qualora una persona si ritenga lesa dall’inosservanza, nei suoi confronti, del principio della parità di trattamento e produca, dinanzi a un organo giurisdizionale o a un altro organo competente, elementi di fatto in base ai quali si possa presumere che ci sia stata discriminazione diretta o indiretta, è onere della parte convenuta provare l’insussistenza della violazione del principio della parità di trattamento”. È in tale contesto che il Tribunal Superior de Justicia de Galicia ha deciso di sottoporre alcune questioni alla Corte di giustizia.
Con la sua odierna sentenza, la Corte dichiara, in primo luogo, che “la direttiva 92/85 si applica a una situazione in cui la lavoratrice interessata svolge un lavoro a turni nell’ambito del quale compie una parte soltanto delle proprie mansioni in orario notturno”. In secondo luogo, la Corte dichiara che “le norme sull’inversione dell’onere della prova previste dalla direttiva 2006/54 si applicano a una situazione come quella della González Castro, laddove la lavoratrice interessata esponga fatti tali da suggerire che la valutazione dei rischi associati al suo posto di lavoro non ha incluso un esame specifico che tenesse conto della sua situazione individuale, il che permette quindi di presumere l’esistenza di una discriminazione diretta fondata sul sesso ai sensi di tale direttiva”. Per la sentenza: www.curia.europa.eu.

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