Vescovi calabresi: “situazione drammatica in cui versa la sanità è fonte di disagio e d’ingiustizia”

“La situazione drammatica in cui versa la Sanità calabrese è fonte di disagio e d’ingiustizia per la nostra gente che spesso, a causa di una sanità sbilanciata sul versante della sanità privata, e costretta a ricorrere alla sanità di altre regioni italiane”. È uno dei temi su cui si sono soffermati a riflettere i vescovi calabresi nella sessione della Conferenza episcopale calabra che si è svolta lunedì e martedì al Seminario regionale San Pio X di Catanzaro. “I vescovi, in particolare, esprimono preoccupazione rispetto all’incancrenirsi di problematiche antiche ed a tutt’oggi irrisolte, su tutte quella sanitaria, che al pari della disoccupazione ancor viva e palpitante costringe ad emigrare: vecchi ospedali chiusi, i nuovi non ancora aperti, un’offerta sanitaria al di sotto dei livelli minimali sono questioni che infondono sconforto” e che, si legge nella nota dell’epsicopato calabro, “spingono a sollecitare iniziative opportune, ad ogni livello, per garantire il diritto alla salute ed all’assistenza in una terra in cui negli ultimi anni, dinanzi ad una positiva anche se ancora non del tutto soddisfacente ripresa dell’indice del prodotto interno lordo, continuano ad esistere arretratezze ed ostacoli alla crescita civile, sociale ed economica”. I vescovi delle Chiese di Calabria hanno richiamato i dati Svimez per i quali le richiamate criticità “incidono negativamente anche sui tassi demografici e sull’emigrazione giovanile”, che, statistiche alla mano, “è attestata su percentuali sempre più alte anche a causa del dilagare della corruzione e della ‘ndrangheta, che rende sempre più difficile coltivare lavoro, speranze e sogni”. Per i vescovi calabresi, “alternative sono possibili ed anche a portata di mano” ad iniziare “dalla tutela e valorizzazione dei beni culturali di cui la Calabria è ricca, in primis quelli di natura religiosa, attorno ai quali programmare piani di investimento e rilancio in grado di salvaguardare un immenso patrimonio e, al tempo stesso, di creare occupazione nell’ottica di uno sviluppo sostenibile che tenga nel dovuto conto, rispettandola ed anzi assecondandola nelle sue prospettive di crescita, attraverso investimenti ed azioni mirate e coordinate, anche la vocazione agricola e quella turistica, nel tempo penalizzate dall’assenza di infrastrutture e da ritardi e incongruenze persino nella spesa delle risorse già disponibili”.

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