Diocesi: mons. Giulietti (Lucca), “iniziativa ‘Luoghi invisibili’ mette insieme le dimensioni religiosa e laica della città di Perugia”

“L’iniziativa ‘Luoghi invisibili’, mette insieme sia la dimensione religiosa che quella laica della città di Perugia. È una manifestazione che ha lo scopo, innanzitutto, di aiutare i perugini a riappropriarsi del loro territorio, a conoscerlo e a scoprire tanti suoi luoghi”. Lo ha detto ieri mons. Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca, all’incontro conclusivo di “Luoghi invisibili” che si è tenuto nella sala S. Francesco dell’arcivescovado di Perugia. L’incontro del 27 novembre, dedicato a “Le chiese leonine in Umbria. Conoscere e valorizzare un patrimonio invisibile”, ha visto gli interventi di presentazione di mons. Giulietti, già vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve e presidente uscente di “Luoghi invisibili”, dell’assessore alla cultura del Comune di Perugia, Leonardo Varasano, e del rappresentante della Fondazione Cassa di Risparmio, Mauro Cesaretti. A fare da guida alla scoperta delle chiese leonine in Umbria sono stati Paolo Belardi, presidente del corso di laurea in design all’Università di Perugia, Isabella Farinelli (Archivio storico diocesano) e Valeria Menchetelli (Università di Perugia). Tra settembre e ottobre, i mesi in cui si è svolta l’edizione 2019 di “Luoghi invisibili”, i visitatori sono stati diecimila, questo, ha spiegato mons. Giulietti, “perché c’è un grande interesse della gente che ha la percezione dell’importanza di conoscere il luogo in cui abita e di sentirsi radicata in qualcosa e di scoprire che ha ricevuto una eredità importante che vale la pena conoscere e custodire”. “Penso – ha aggiunto – che questo sia un bel fenomeno, che non è nel segno del sovranismo ma nel segno dell’identità più feconda perché è un patrimonio a disposizione di tutti, che diventa luogo di incontro, che ha un messaggio positivo da trasmettere. Credo che ‘Luoghi invisibili’ sia una manifestazione che interpreta un bisogno che c’è nelle persone, per questo ha successo e mette insieme sia la dimensione religiosa che quella laica trattandosi di luoghi non solo facenti parte del patrimonio della Chiesa, anche se questo è il più consistente, ma anche di quello delle Istituzioni civili”. Mons. Giulietti non ha escluso che il format dei “Luoghi invisibili” non possa essere adottato anche nella diocesi di Lucca, che “custodisce moltissime cose poco note, e addirittura, chiese che non si aprono più da tempo, un fenomeno comune un po’ a tutta l’Italia”.

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