Carcere: Caritas Prato, detenuti lavoreranno in una azienda tessile all’interno della Dogaia

Nel carcere della Dogaia a Prato verrà aperta una azienda di confezioni dove saranno impiegati detenuti verso il fine pena, per dare loro una opportunità di lavoro in vista di un reinserimento nella società. Il progetto nasce dalla Caritas diocesana di Prato, tramite il braccio operativo Fondazione Solidarietà Caritas onlus. Nell’area semiliberi del carcere maschile della Dogaia verrà aperto un reparto di lavoro per la confezione di sottofodere per materassi destinati alla Pointex, azienda specializzata nel settore, che farà da committente delle lavorazioni, e dalla cooperativa sociale San Martino della Caritas diocesana di Firenze, che ha una lunga esperienza con i detenuti nella casa circondariale fiorentina Mario Gozzini, dove ha aperto un servizio di lavanderia. Nel progetto “Confezione”, questo il nome dell’iniziativa, saranno impiegati prima con un tirocinio e poi con un regolare contratto cinque detenuti in regime di semilibertà o che possono usufruire delle possibilità offerte dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario. I turni sono di otto ore per cinque giorni la settimana. La Pointex fornirà in comodato d’uso gratuito le macchine da cucire e le altre attrezzature. Il progetto è frutto di un accordo di rete sottoscritto lo scorso 15 ottobre. Il luogo di lavoro all’interno del carcere della Dogaia sarà pronto entro la fine di dicembre. A gennaio 2020 l’azienda entrerà in funzione. “Se il problema della mancanza di un lavoro è diventato drammatico per chi lo ha perso lo è ancora di più per i carcerati – ha osservato mons. Giovanni Nerbini, vescovo di Prato – e sappiamo benissimo che chi non ha avuto opportunità di lavoro e formazione durante la detenzione è a rischio recidiva”. Per il direttore della casa circondariale della Dogaia, Vincenzo Tedeschi, “dare una chance ai detenuti è fondamentale per evitare che una volta usciti tornino a delinquere”. Questa iniziativa si inserisce in un progetto più ampio della Caritas di Prato chiamato “Non solo carcere” per favorire il reinserimento sociale dei detenuti e sensibilizzare la cittadinanza alle questioni del mondo carcerario. “Tutte queste esperienze hanno avuto successo e nessun detenuto ha fallito l’opportunità concessa – ha ricordato il vice direttore della Caritas diocesana di Prato, Rodolfo Giusti –. Il merito va alle aziende che hanno accolto e a chi ha selezionato le persone carcerate abbinandole ad una certa tipologia di lavoro”.


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