Rapporto Censis: il quadro è scuro, ma nel Paese emergono segnali di reazione al declino

“Piastre di sostegno” strutturali e “muretti a secco” innalzati a livello di base per arginare il declino e provare a reagire allo sgretolamento. Sono questi gli elementi che spiccano nel paesaggio descritto dal 53° Rapporto Censis, presentato oggi a Roma. Il Rapporto vede “nubi nere all’orizzonte dell’economia mondiale” e fenomeni di “corrosione” delle “giunture” e delle “guarnizioni” del sistema Paese. “La società italiana – rileva il Censis nelle Considerazioni generali – ha guardato a lungo inerte il cedimento delle sue strutture portanti”, come se si trattasse dell’ennesimo episodio del ciclo di crisi e ripartenze, “con un cinico adeguamento alla navigazione inerziale”. Ora, però, “a questo cedimento, puntellando se stesso, il nostro Paese sta cercando una soluzione”, “vive e sente uno spirito nuovo”. “Sé in sé rigira”, osserva il Censis citando Dante.
Il decennio che volge al termine è “un tempo segnato dal rincorrersi di avvisi su una imminente frattura sociale, sul perdurare della crisi dell’occupazione e dei redditi, sulla perdita di tenuta delle istituzioni nazionali e locali, sulla fragilità del territorio e delle sue infrastrutture”, sottolinea ancora il Rapporto. “Ma abbiamo visto in questi mesi l’accentuarsi di reazioni positive, di contrapposizione a una prospettiva di declino. Si chiude un decennio che, negli spazi vuoti d’iniziativa e di responsabilità collettive, lascia aperta la possibilità di rinnovamento e di nuovo sviluppo. L’anno che si va chiudendo segna, infatti, l’inizio di un diverso modo di osservare l’orizzonte italiano del futuro e rafforza l’impressione che l’adeguamento verso il basso non può proseguire senza limiti, senza porre argini o individuare punti di sostegno per frenare lo sgretolamento, per provare ad ancorarsi e tentare un cambio di direzione”.

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