Rapporto Censis: una società ansiosa di massa macerata dalla sfiducia e da pulsioni antidemocratiche

“Nell’eccezionale cambiamento epocale, condensato in pochissimi anni, il furore di vivere degli italiani li ha riportati tenacemente ai loro stratagemmi individuali. Finché l’ansia è riuscita a trasformarsi in furore, e il furore di vivere non è scomparso dai loro volti, non c’è stato alcun crollo. Ma ora c’è un prezzo da pagare”. È quanto sostiene il 53° Rapporto Censis parlando di “una società ansiosa di massa macerata dalla sfiducia”, “un virus che si annida nelle pieghe della società” ed è originato proprio da “disillusione, stress esistenziale e ansia”. Il 75% degli italiani, rileva il Rapporto, non si fida più degli altri. “L’altro prezzo da pagare – osserva ancora il Censis – sono le crescenti pulsioni antidemocratiche”. Il 48% degli italiani, infatti, oggi dichiara che ci vorrebbe un “uomo forte al potere” che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni (e il dato sale al 56% tra le persone con redditi bassi, al 62% tra i soggetti meno istruiti, al 67% tra gli operai). Il Rapporto mette in luce anche “il bluff dell’occupazione che non produce reddito e crescita”. Rispetto al 2007, nel 2018 si contano 321mila occupati in più, ma nel frattempo il boom del part time involontario e di altre forme di lavoro ridotto ha fatto sì che oggi le ore lavorate siano 2,3 miliardi in meno rispetto al 2007 e le unità di lavoro equivalenti 959mila in meno. “Più occupati, meno lavoro”, insomma. Il Rapporto, inoltre, torna su quello che definisce “lo tsunami demografico”. Gli indicatori demografici descrivono un’Italia “rimpicciolita, invecchiata, con pochi giovani e pochissime nascite” e con conseguenze gravi soprattutto per le regioni meridionali, investite da un nuovo “grande esodo”. Su 107 province, rileva il Censis, solo 21 non hanno perso popolazione: 6 sono in Lombardia e 9 nel Nord-Est. Milano e Bologna le città più attrattive.

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