Nazionalismi e xenofobia: p. Christiansen, “sfida Chiesa è difesa dignità persona e integrità creato” attraverso “servizio, convocazione, profezia”

L’ordine mondiale liberale (Liberal World Order) sviluppato alla fine della seconda guerra mondiale e maturato dopo le rivoluzioni europee del 1989, è ormai in crisi. Oggi valori come diritti umani, Stato di diritto, democrazia, libera circolazione, pluralismo religioso e culturale e libero scambio vengono messi in discussione. “La sfida fondamentale che la Chiesa dovrà sostenere sarà quella di difendere la dignità della persona umana e l’integrità del creato in un clima di sciovinismo, xenofobia e disprezzo per l’altro”. Questa, in estrema sintesi, l’analisi di p. Drew Christiansen, docente di etica e sviluppo umano globale presso la Georgetown University (Washington, Usa), nel numero de La Civiltà Cattolica in uscita sabato prossimo nel quale il gesuita si interroga sul ruolo che potrà e dovrà avere la Chiesa in futuro, di fronte “all’avanzare dell’ordine mondiale illiberale”. “Quale sarà – si chiede ad esempio – la sua risposta in Europa, soprattutto nelle roccaforti cattoliche tradizionali come Polonia, Italia, Austria e Germania?”.
Tre, secondo il gesuita, i “modi in cui la Chiesa, a ogni livello, può influenzare il cambiamento sociale: i modelli di strategia socio-pastorale secondo le immagini del servizio, della convocazione e della profezia”. Il “modello del servizio”, immagine chiave di Gaudium et spes, la spinge, assicura Christiansen, alla “difesa dei diritti umani”, alla “promozione dell’unità della famiglia umana”, a curarsi dei più bisognosi, emarginati e “vittime di sfruttamento e oppressione”. Il “modello della convocazione” interpella invece la Chiesa “attraverso i vescovi, le diocesi, le Conferenze episcopali, la Curia romana e lo stesso Papa: tutti accolgono istanze diverse per amore del bene comune”. Infine il “modello profetico”, messaggio socio-pastorale universale che “si rivolge direttamente alle situazioni di violenza, di ingiustizia e di disumanità”, esercitato da Giovanni Paolo II  ed anche da Papa Francesco “con i suoi viaggi a Lampedusa e a Lesbo”. “I modelli qui proposti non si escludono a vicenda: rappresentano diversi aspetti della Chiesa e varie strategie per la prassi socio-pastorale”, la conclusione del gesuita, secondo il quale “sono tra loro compatibili e propongono strategie sovrapponibili, che possono essere utilizzate – e di fatto già lo sono – per affrontare l’ordine mondiale illiberale”.

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