Domenica delle Palme: Kabul, ulivo della pace dalla Terra Santa piantato nell’ambasciata italiana

“Questo ulivo vuole essere, come il ramoscello di ulivo nel becco della colomba, l’annuncio della fine di un periodo buio e l’inizio di un periodo luminoso nella storia dell’Afghanistan. Lo chiameremo perciò Ulivo della pace”. Con queste parole padre Giovanni Scalese, religioso barnabita al quale Papa Francesco, nel 2015, ha affidato la Missione sui iuris in Afghanistan, ha presentato la messa a dimora, nell’Ambasciata d’Italia a Kabul, di fronte alla chiesa della Missione, di un ulivo proveniente dalla Terra Santa. La cerimonia si è svolta ieri, prima della processione e della Messa della Domenica delle Palme, alla presenza dell’ambasciatore Roberto Cantone e del generale Massimo Panizzi. L’ulivo, ha dichiarato padre Scalese al Sir, “è stato donato alla Missione, il 1° luglio 2017, da fratel Carlo Fondrini, guanelliano, direttore del Centro per bambini disabili, gestito a Kabul dalla onlus italiana “Pro bambini di Kabul” (Pbk). È stato invasato ed è rimasto, per quasi due anni, dietro la chiesa, esposto ai raggi del sole durante l’estate e protetto dalla serra durante l’inverno. Ora è giunto il momento che sia trapiantato”.

“Kabul – ha detto padre Scalese durante la cerimonia – non è certo l’ambiente ideale per gli ulivi; ma un altro ulivo, della medesima provenienza, sta ormai crescendo da diversi anni nel giardino del Centro Pbk. Da esso sono stati tagliati i rami che useremo nella processione della domenica delle palme. Il contributo che la piccola comunità cristiana in Afghanistan può offrire alla pacificazione e alla ricostruzione di questo paese è limitato – ha aggiunto il religioso barnabita – anche se i segni della sua presenza in questa terra sono, nella loro povertà, pur sempre significativi: il servizio ai più poveri fra i poveri; l’assistenza ai più bisognosi e la formazione dei meno fortunati”. “Ma, al di là del soccorso umanitario, la comunità cristiana possiede un’arma segreta che può produrre effetti inimmaginabili, infinitamente superiori a quelli che possono realizzare i nostri sforzi materiali: la preghiera. Nessuno – ha sottolineato padre Scalese – potrà impedirci di vedere nel processo di pace in corso, oltre che il risultato dell’impegno encomiabile di tante persone di buona volontà, anche e soprattutto il frutto della consacrazione al Cuore immacolato di Maria, che abbiamo compiuto in questa chiesa il 13 ottobre 2017, al termine del centenario delle apparizioni di Fatima. Ora la messa a dimora di questo ulivo proveniente da Nazaret vuole esprimere l’auspicio che la pace metta radici in questa terra martoriata da interminabili anni di guerra. Possa davvero realizzarsi la profezia di Isaia: ‘Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra’”.

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