Pasqua: mons. Boccardo (Spoleto), “creare le condizioni utili affinché nessuno domandi la morte”

“Anziché aiutarci a morire, abbiamo bisogno che ci aiutino a vivere e a non giungere a invocare la morte; prima di pensare se sia giusto o meno dare la morte a chi la chiede, si dovrebbero creare le condizioni utili affinché nessuno la domandi per disperazione, solitudine o mancanza di aiuto”. Lo ha detto l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, nell’omelia della messa di Pasqua che ha presieduto, domenica, nella cattedrale di Spoleto. Il presule, che prima aveva celebrato l’Eucaristia in un hospice, l’ha presentata come “la nostra grande festa, la festa dei cristiani, festa della vittoria della vita sulla morte”. E proprio all’importanza della vita e alla sua difesa dal concepimento al naturale tramonto il presidente della Conferenza episcopale umbra ha dedicato gran parte dell’omelia. “Guardando l’uomo Gesù – ha affermato – noi vediamo la risurrezione come fine nostro e di tutta la creazione, come luce per orientarci nella vita e nelle scelte di ogni giorno”. Un “evento straordinario” che “ci svela un orizzonte di senso, un universo di speranza e ci ripropone l’alleanza che Dio ha siglato da sempre con l’uomo e con la sua vita, perché ci apre una prospettiva diversa da quella del declino e dell’autodistruzione”. “Questa certezza illumina di nuova luce l’esistenza dell’uomo sulla terra – ha sottolineato il presule –. È importante che non lo dimentichiamo mentre qualche voce ritenuta autorevole afferma che la legge sull’eutanasia, in discussione in queste settimane al Parlamento, ‘è assolutamente prioritaria’ e la spaccia come ‘una grande opportunità’”. L’azione in atto, secondo l’arcivescovo è quella di prendere a pretesto la richiesta della Corte Costituzionale di elaborare una disciplina dei casi assolutamente estremi per “inoculare in un corpo solidale come quello del nostro Paese il veleno della ‘morte a comando’”. “Si vorrebbe mettere la vita sullo stesso piano della morte, dove ognuno decide mentre lo Stato rimane neutrale, indifferente. Se non c’è reazione critica e argomentata, è questo che potrebbe accadere – è il timore di mons. Boccardo –. E di fronte al progredire silenzioso di una ‘cultura della morte’, come credenti, non possiamo tacere e dobbiamo continuare a proclamare e difendere la ‘cultura della vita’”.

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