Chiesa: mons. Palmieri, “ripensare le strutture in ordine all’evangelizzazione”

La Chiesa deve essere “una madre dal cuore aperto, una casa accessibile a tutti”. Se “le strutture impediscono questo accesso, dobbiamo tenere conto che la missione richiede un ripensamento”. Lo ha sottolineato mons. Gianpiero Palmieri, vescovo ausiliare della diocesi di Roma, per il quale “tutto quello che riguarda le strutture deve diventare oggetto di riforma in vista dell’evangelizzazione”. Proprio come chiede papa Francesco in Evangelii Gaudium, “una carta bianca che invita la comunità a discernere quale è la strada che il Signore chiede di percorrere”. La riforma non deve essere finalizzata “a rendersi accattivanti, ma a comunicare il Vangelo”, ha chiarito il vescovo ausiliare intervenendo al convegno “Il prete in una Chiesa in uscita”, organizzato dal Pontificio Istituto Pastorale Redemptor Hominis con il Servizio diocesano per la formazione permanente del clero. In quest’ottica, anche “l’identità del presbitero va tratteggiata in vista di questo compito missionario”. Il sacerdote, ha spiegato, “è preso dal popolo, è a servizio del popolo nelle cose che riguardano Dio ed è in mezzo al popolo”. Deve “considerarsi un ‘misericordiato’, in quanto vive tra l’assoluta dignità del ruolo e la consapevolezza della propria miseria”. Il presbitero, ha aggiunto mons. Palmieri, “è colui che sa riconoscere la presenza di Dio, coglie i segni dei tempi e sostiene la speranza del popolo di Dio”, ma è anche “colui che sa relativizzare le difficoltà e non è preso dalle ansie di dover gestire tutto”.

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