Sacerdoti: card. De Donatis, “adoperarsi perché a Roma nessuno sia solo o ai margini”

Occorre “adoperarci affinché nessuno, qui a Roma in particolare, si senta solo o lasciato ai margini, si senta estraneo alla manifestazione di Dio, alla comunicazione di Dio”. Lo ha chiesto il card. Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, aprendo i lavori del convegno “Il prete in una Chiesa in uscita”, organizzato dal Pontificio Istituto Pastorale Redemptor Hominis con il Servizio diocesano per la formazione permanente del clero. “Accanto a caratteri che non mutano e che anzi lo costituiscono, il ministero pastorale deve tenere conto e rispondere a destinatari e a situazioni di vita che offrono elementi non trascurabili, se vogliamo incidere davvero sulla cultura, sugli stili e le condizioni di vita”, ha spiegato il card. De Donatis sottolineando che il pastore è chiamato ad essere “sempre o il più possibile ‘paraclito’”, cioè “colui che è chiamato accanto, che prende le difese, che consola, che dice una parola buona, colui sul quale si può contare”. Senza dimenticare, ha precisato il vicario di Roma, che “‘essere vicino’ per i cristiani non significa massificare”, ma “cercare di capire l’altro per dare a lui quello di cui ha bisogno, preoccupandosi di fare una diagnosi accurata, non ripetitiva, non standardizzata”.
Del resto, ha osservato il card. De Donatis, “l’intera realtà di una Chiesa diocesana, tutta la realtà della cura pastorale in questo nostro tempo e in questo nostro contesto urbano, o è fuoco dell’amore di Dio oppure brucia in un fuoco che l’annienta”. “Non c’è alternativa”, ha tagliato corto il vicario di Roma per il quale è fondamentale che “nella nostra azione pastorale appaiano lingue di fuoco, capaci di accendere l’amore di Dio”. Perché, ha concluso, “la verità non si conosce solo per mezzo dell’intelligenza, ma la si conosce solo se si ama”.

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