Sacerdoti: don Asolan, “siano leader più che manager”

Oggi è fondamentale che “il pastore non sia più, o non più soltanto, un manager ma diventi leader”. Lo ha sottolineato don Paolo Asolan, preside del Pontificio Istituto Pastorale Redemptor Hominis, per il quale “le doti del leader paiono necessarie a tutti i livelli anche nella Chiesa e non soltanto nelle grandi organizzazioni aziendali”. “La situazione di complessità e di mutamento” che viviamo “non può lasciar adito all’illusione che il ministero pastorale sia soltanto affare di un’organizzazione complessa da far funzionare”, ha spiegato intervenendo al Convegno “Il prete in una Chiesa in uscita”, organizzato dall’Istituto Redemptor Hominis con il Servizio diocesano per la formazione permanente del clero. Il pastore leader, ha osservato don Asolan, “non si limita ad organizzare le persone ma le orienta”, sviluppa “le strategie generative dei cambiamenti necessari”, punta “a soddisfare il bisogno di appartenenza delle persone, di riconoscimento, di autostima e quello per il quale possono esercitare essi stessi un controllo responsabile sulla loro vita, senza sentirsi eccessivamente dipendenti da un superiore che li esautora”. Il tutto, ha chiarito, “valorizzando il contributo dei suoi interlocutori, coinvolgendoli nelle decisioni, curando cioè l’empowerment”. Infine “vigila ed eventualmente corregge il rischio di ridurre la sinodalità ad una semplice tecnica di governo o ad un modello puramente organizzativo della vita ecclesiale, nutrendola piuttosto dell’intreccio inscindibile tra cultura di comunione e strutture di partecipazione, che tra loro interagiscono in un processo che parte e ritorna alla prassi concreta delle comunità”.

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