Pastorale giovanile: card. Bassetti (Cei), “non bisogna saper camminare sulle acque ma navigare nel mare anche se è in tempesta”

È “alla fede e alla fiducia che servono per non sprofondare nelle acque, per non sprofondare nella morte, nella depressione, nel senso di fallimento” che il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha invitato a guardare quanti si occupano dei giovani. Nel corso della veglia da lui presieduta ieri sera nel Duomo di Monreale, all’interno del Convegno nazionale di Pastorale giovanile che si sta svolgendo in Sicilia, è stato proposto il brano biblico di Gesù che cammina sulle acque. Invitando a guardare a “Pietro, in nome di tutti i discepoli spaventati, terrorizzati dalla morte del maestro”, il presidente dei vescovi italiani ha spiegato che
“Pietro affonda perché non crede nella fede che ha dentro di sé e nelle ragioni della fiducia che lavorano sempre dentro il cuore di ogni uomo a dispetto dell’uomo stesso. Pietro non crede nelle ragioni del vivere che sono più robuste di ogni tempesta. E quante tempeste – ha aggiunto – abbiamo dovuto affrontare e affronteremo nella vita”. Ha ricordato che il Signore spesso “ripete ai poveri come noi” incoraggiamenti: “Vai, la tua fede ti ha salvato”, e ancora “Alzati, cammina”. “Gesù c’è per dare coraggio al nostro coraggio, non per sostituirsi a noi. Gesù – ha detto il card. Gualtiero Bassetti – ha fede nella nostra povera fede e con ostinazione continua sempre a tenere aperta la porta dell’amore e della misericordia nei nostri confronti. Sempre, ragazzi! Sempre! Non crede al nostro posto, però. Non vuole agire al nostro posto. Nessuno – ha aggiunto – può vivere la nostra vita, nessuno può vivere la vita al posto di un altro, nemmeno Dio, nemmeno Gesù. Il maestro ci invita a tirar fuori tutto il coraggio che serve per vivere la nostra vita nonostante anche tante lacrime”.
Ha poi richiamato il “Salvami!” che Pietro ha detto a Gesù: “Vuol dire ‘Salvami dalle mie paure, dalle mie immaginazioni, dai miei fantasmi’. Gesù – ha esortato – non è un fantasma, anche se agli apostoli appare come tale. Noi spesso lo crediamo un fantasma, ci creiamo fantasmi nella nostra vita e idoli falsi. Più che dalle acque, Gesù salva Pietro dalle sue paure e dai suoi fantasmi. L’obiettivo – ha detto – non è saper camminare sulle acque, sfidare il mondo, semmai è continuare in quella forza interiore che può garantire la nostra navigazione nel mare, anche se è in tempesta. Credere che è sempre possibile camminare, perfino sulle acque mosse. A questo serve il legame con Gesù, a questo serve il gesto di tenerezza di Gesù che prende per mano Pietro strappandolo dalle morse della morte”.

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