Editing genetico: Naldini (Ist. San Raffaele), “occorre profonda riflessione scientifica ed etica su sicurezza, responsabilità e liceità morale”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Gli ultimi anni hanno segnato un punto di svolta per la terapia genica e cellulare: dopo tanti anni di ricerca sono arrivati sul mercato i primi farmaci, disponibili per i pazienti, e la lista dei nuovi medicinali avanzati in corso di registrazione per varie malattie genetiche e tumori si sta allungando rapidamente. Accanto alle terapie già disponibili stanno emergendo quelle future, basate sulle tecnologie di editing genetico (Crispr) che sfruttano bisturi molecolari, come quelli derivati da Crispr per operare sul Dna, inattivando o ‘riscrivendo’ la sequenza di un gene come desiderato”. A delineare questo scenario è Luigi Naldini, direttore Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica. Nel suo intervento al convegno di Scienza & Vita sull’editing genetico, l’esperto illustra le possibilità di questa tecnica ma anche le sfide poste alla scienza e alla società intera. “Come regolarne la sperimentazione sicura e scientificamente giustificata – si chiede -, come garantire un accesso equo alle nuove terapie personalizzate e sostenerne i costi? È ammissibile modificare le informazioni genetiche di un individuo quando si passa dal trattamento di una patologia al potenziamento di una funzione?”. Per Naldini occorre “una profonda riflessione di natura scientifica ed etica che affronti il tema della biosicurezza, responsabilità e liceità morale di produrre modificazioni genetiche trasmissibili che non solo interessino un individuo nascituro ma vadano a modificare il pool genico della nostra specie”.

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