Papa Francesco: a Ospedale degli Innocenti, “la responsabilità sociale ed etica del mondo della finanza è un valore indispensabile per costruire una società più giusta e solidale”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Quando sono venuto a Firenze, nel 2015, per il V Convegno ecclesiale nazionale, parlando della bellezza della città non ho potuto fare a meno di ricordare che molta di quella bellezza è stata messa a servizio della carità, e ho citato proprio lo ‘Spedale degli Innocenti’ come esempio”. È quanto si legge nel discorso scritto, consegnato dal Papa durante l’udienza concessa oggi ai dirigenti, gli operatori e i bambini dell’Istituto Ospedale degli Innocenti di Firenze, in occasione del 600° anniversario dalla nascita dell’istituzione italiana dedicata all’accoglienza e alla difesa dei bambini, la cui missione, adeguandosi alle nuove esigenze di bambini e famiglie, rimane un punto di riferimento in materia di tutela e promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a livello nazionale e internazionale, basato sulla Convenzione Onu del 1989. “Una delle prime architetture rinascimentali è stata creata per il servizio di bambini abbandonati e madri disperate”, l’altra citazione del discorso di Firenze. “L’Istituto degli Innocenti, con i suoi sei secoli di storia – una storia che non è conclusa, ma che guarda al futuro – ci parla di una città che ha messo il meglio di sé nell’accoglienza dei bambini, perché non dovessero più essere chiamati ‘abbandonati’ ma accolti, affidati all’amore e alle cure della comunità”, l’omaggio del Papa, secondo il quale “quella degli Innocenti è una storia che ha molto da insegnarci”. Citando “la generosità di un ricco banchiere, Francesco Datini, che donò la cifra con cui fu possibile avviare la realizzazione di questa opera”, Francesco ha affermato che “anche oggi, la responsabilità sociale ed etica del mondo della finanza è un valore indispensabile per costruire una società più giusta e solidale”. L’altro elemento che colpisce, nella storia degli Innocenti, “è che la progettazione fu affidata a Filippo Brunelleschi, l’architetto più importante dell’epoca, che proprio in quegli anni stava lavorando a un capolavoro che ancora oggi stupisce il mondo: la cupola della cattedrale di Santa Maria del Fiore. Perché la stessa bellezza che si dedica alla casa del Signore la si dedichi anche alla casa dei bambini meno fortunati”. “Perché per i bambini bisognosi di accoglienza non bastava dare il latte delle balie, c’era il desiderio di farli crescere in un ambiente che fosse il più bello possibile”, il commento di Francesco.

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